L'orso

Gli animali sono davvero parte integrante della nostra psiche. Il simbolismo cui sono stati soggetti dai tempi più remoti, ne costituiscono l’evidenza inconfutabile.

Essi intervengono costantemente nell’immaginazione, nei sogni e nella magia atavica racchiusa in ogni uomo.

La loro presenza così assidua in ogni campo dello scibile, della cultura e della religione, è lo specchio delle pulsioni riguardanti l’istinto dell’uomo e del suo “stato primordiale” nel tempo addomesticato, tuttavia sempre presente nel profondo dell’anima.

Tra i vari animali molti sono visti come evocatori d’immagini interiori, d’idee archetipali, d’emozioni e d’intuizioni.

Per conoscere le caratteristiche sacrali ed anche imprevedibili di alcuni, da noi accolti come totem personali, avviciniamoci a loro con rispetto.

Ecco, silenziosamente è entrato nel nostro parco zoo l’orso e chiede di essere presentato.

Simbolo vivente di emozioni crudeli ma anche di tenere espressioni mimiche, impavida figura di mitiche scene arcane, emblema di tornei e casate e guardiano del bosco senza sentieri dove abita il Grande Spirito, lentamente avanza nei nostri pensieri…

Devo dire che mi è sempre piaciuto l’orso, piccolo o grande, vivo, di cristallo o di morbida peluche, insomma orso! Ancor oggi in un gran cesto conservo molti orsacchiotti che via via sono entrati nella mia vita e che mi rammentano fatti, episodi ed anche  persone.

 

 

Volendo approfondire la sua conoscenza ho sfogliato diversi libri e così ho conosciuto molti orsi: l’orso bruno, l’orso grizzly, terribile e carnivoro, l’orso nero, ed altri tra cui anche lo Spirit ben, grande orso dal manto bianco che vive libero nelle immense foreste del Grande Orso in Columbia Britannica (Canadà) e l’Orso polare il cui ambiente naturale è il gelido Polo Nord dove sulla neve eterna gioca e ruzzola felice.

Ma dalle nostre parti, vagando nei boschi in Slovenia, nel Parco Adamello Brenta o nel Parco degli Abruzzi inaspettatamente possiamo correre il rischio di un incontro ravvicinato proprio con un orso bruno vegetariano. un pò per scelta e un pò per necessità, a caccia di miele.

 

 

Più difficile è invece vedere un orso malese o cinese anche per la caccia spietata che gli fanno gli abitanti di questi luoghi che vendono a peso d’oro gli artigli, le zampe, i denti, la pelliccia e… la bile di questo povero animale che viene utilizzata per farne pillole curative che potrebbero benissimo essere sostituite con prodotti sintetici.

Sorte crudele! e sofferenze inflitte riflesse nei loro occhi supplici.

Attimi d’avvilimento e di tristezza, di sfiducia nel genere umano e di riflessione che dovrebbero servire ad avvicinarci al mondo della natura e degli elementi con più amore.

Ma per far ciò, è detto, bisogna saper ascoltare e percepire gli spiriti dei boschi ed avere una sensibilità particolare che viene soprattutto dall’umiltà.

Bando alla malinconia e torniamo nella Foresta concentrato di forze vive, dì energia selvaggia,  dove tutto vibra di colori e di odori e riprendiamo la nostra dissertazione sull’orso… 

La scienza zoologica identifica nell'orso un mammifero onnivoro appartenente alla famiglia degli ursidi diffuso in Europa, in America e in Asia.

Suddiviso in varie specie, otto per la precisione, l'orso possiede una testa e un tronco  - quest'ultimo lungo da uno e mezzo ai tre metri - massicci, una coda piccola e quasi invisibile, un mantello lungo e folto, zampe possenti dotate ciascuna di cinque dita armate di grossi artigli. Vive isolato o in piccoli gruppi negli ambienti più vari, dalle zone forestali calde alle regioni polari, e nei mesi più freddi cade in letargo.

Questo dice la scienza. Ma un test psicologico, assai di moda negli anni '80, forniva una serie d’identificazioni e di valutazioni circa la figura di alcuni animali che, secondo una certa corrente di studi sulla psiche umana, avrebbero rappresentato i moti interiori dell'animo

In tal senso, l'orso veniva equiparato alla componente emotiva ed irrazionale dell'animo umano e, unitamente al lupo, anche alle sue sensazioni nei confronti di tutto ciò che compete la sfera dell'occulto.

Per tale valenza psicologica, ma soprattutto per la nutrita serie di tradizioni mitiche  peculiari di molte popolazioni d'Europa, l'orso è a ragione considerato un animale che fa parte del simbolismo magico universale.

Sotto tale aspetto principalmente lo esamineremo.

Prima di tutto però, c'è da riferire che la figura dell'orso, come allegoria di particolari caratterizzazioni etiche o comportamentali, compare negli stemmi di molte famiglie nobili europee, principalmente d’area germanica e anglosassone.

Nondimeno l'orso è il simbolo stesso della città di Berlino, la quale trae dall'animale la sua antica etimologia.

L'immagine dell'orso appare tra l'altro nei blasoni cittadini di Morghauser, di Frist, di Bohenmehin in Germania, e di Covertown, d’Artstedt e di Followart in Inghilterra.

Il simbolismo dell'orso più accentuato è riscontrabile in seno alle popolazioni celtiche irlandesi e gallesi. E' un simbolismo composito e complesso, in gran parte associato alla saga di re Artù da un lato, e dall'altro ai miti scandinavi dei Berserkr.

Tra l'altro, il nome del mitico sovrano della Cambria, Artù, prende etimo da quello gaelico dell'orso  "art" e "aerth", in lingua bretone "arzh" - e i Berserkr da quello nordico-germanico "bear", oppure dall'antico "beir" e dell'antichissimo "birkr" norvegese.

Nei miti dei Berserkr furono presi in considerazione i "furori sovrannaturali", magico-estatici, se vogliamo, dei guerrieri scandinavi prima, e germanici poi.

Questi combattenti sarebbero caduti, come narrano i poemi epici composti dal primo secolo avanti Cristo fino al III secolo, in una sorta di trance ipnotico grazie ad un processo d’identificazione o d’incorporazione nell’essenza animalesca dell'orso.

Il loro sarebbe stato un modo d’essere dimensionale superumano tragico e violento.

In questa condizione, i guerrieri-orso di sarebbero lanciati contro i nemici.

La battaglia si sarebbe svolta "... senza comparazione di forza tra coloro che cadevano feriti e gli eroi divini divenuti ormai orsi". (Behow. V,17-18).

Nella trasformazione in animale era implicito il passaggio dallo stato umano a quello semi-divino. Sotto questo profilo, l'orso fu considerato elemento vivo di metamorfosi verso uno stato superiore d’identità.

Un elemento magico-spirituale questo, che trovava similitudine nel concetto di licantropia, ovvero della metamorfosi dell'uomo in lupo, durante la quale l'essere umano prende la forma del "signore dei boschi".

Ma, mentre in questo caso la trasformazione è fisico-esistenziale, i guerrieri Berserkr si tramutano, invece, soltanto sotto il profilo spirituale-dimensionale, diventando orsi senza assumerne la sembianza.

La magia dell'orso nell'ambito delle tradizioni irlandesi e britanniche riveste valenze simboliche meno peculiari e più estese, tuttavia sempre connesse alla furia bellica -qui ritorna, per certi versi, la valenza psicologica ursina della irrazionalità e dell’emotività - e agli uomini d'arme.

Un'esempio illuminante in tal senso è, come si è già accennato, il re guerriero Artù, che secondo gli innumerevoli racconti che lo riguardarono, trovò non impeto, ma saggezza attraverso l'analisi introspettiva del proprio animo (cfr. il binomio Art-hur - Mer- el - Lainn).

Nelle tradizioni anglosassoni l'orso simboleggia la classe guerriera e i clan militari, sempre contrapposti alla casta sacerdotale, a sua volta rappresentata dalla figura del cinghiale.

Elementi, questi, messi in forte risalto dai poemi gaelici compresi nella saga del cosìddetto "Mathgen" (IV-V secolo dopo Cristo). Qui gli eroi guerrieri - tra i quali spiccano le gesta di un re guerriero che ricorda la figura di re Artù - danno la caccia al cinghiale bianco Twrch-Trwyrh e alla sua prole.

Nel racconto gallese "Kulhwch eh Olwen", alla caccia segue una lotta a corpo a corpo tra l'eroe del racconto e il cinghiale, una battaglia che dura nove giorni e nove notti, allegoria dei novanta anni che furono necessari per sottomettere la casta druidica (sacerdotale) gallese al potere  dei sovrani locali.

Nel racconto irlandese intitolato "Morte dei figli di Tuireann" del VI secolo, un orso uccide a morsi il cinghiale Chiaenn, sotto le cui sembianze si era nascosto il padre del dio Lug, semi-divinità considerato il capostipite della classe druidico-sacerdotale delle regioni nord-occidentali d'Irlanda (Ulster).

Una dea ursina, chiamata Artio, è presente anche nella mitologia dell'Europa continentale, particolarmente dei territori fiamminghi.

Artio è una dea guerriera, adorata dai clan matriarcali che, successivamente, diedero adito ai racconti sulle mitiche amazzoni nordeuropee.

Una divinità dalle identiche attribuzioni, di nome Artemis, fu onorata dalle popolazioni stanziate nei pressi di Berna, altra città che etimologicamente si rapporta alla figura dell'orso.

 

segue