IL PAPPAGALLO CUBISTA

 

di Ione Vernazza

 

 

 

Quando Beck’s si muove nella sua gabbia, mi sembra proprio una di quelle creature che si agitano a suon di musica in discoteca, bene in vista nei loro cubi, marcando il ritmo e facendo spettacolo.

Loro sono pagate per questo, magari è anche una scelta; ma per lui la musica è proprio vita, basta accendere a volume normale anche una modesta radiolina e lui si scatena, prima di tutto con i versi, i gorgheggi, i fischi, e poi con una sapiente, funambolica danza, durante la quale parla, chiama, a tratti lamentoso, spesso imperioso.

 

A sportello aperto Beck’s esce e si arrampica in lungo e in largo all’esterno della gabbia, quello è il momento in cui esplora, allora tace, poi rientra nella sua prigione ricca di giochi, di funicelle colorate, di punti di appiglio, e direi che lì dentro si sente protetto, e allora ricomincia ad esprimersi a suo modo, roteando contento le penne multicolori.

Se vuole una carezza lo fa capire alzando e abbassando ritmicamente la testolina, così, con molta prudenza, gli gratto delicatamente le piume arruffate del pancino o quelle sulla nuca, poi gli liscio il becco o le lunghe zampette prensili, con cui lui, stando molto distintamente ben in equilibrio, sgranocchia le noccioline.

                       

In quei momenti sembra quasi un umano, come quando parla: è strano e bello sentirlo mentre si perde in lunghi monologhi e poi ti dice: “Ciao…”  “Beck’s bravo,…bello,…pennuto”, o ti chiama per nome e poi vuole afferrarti i capelli per giocare…e quando la sera, con la vocina tremolante, risponde al tuo saluto con un tenero: “Buonanotte”.

 

E’ un essere davvero particolare, ci siamo tutti innamorati di lui, della sua vitalità, delle sue movenze, della sua semplice filosofia che gli permette di trasformare una prigione a forma di cubo in un luogo di allegria: gli basta un po’ di musica e per lui le foreste dell’Amazzonia sono lì, dentro di lui, piene di echi, di movimento, di vita profonda e autentica, che annulla la solitudine.

Forse le ragazze cubiste, invece, diventano solamente sorde, mentre eseguono meccanicamente movimenti di branco della razza umana.

 

Ione Vernazza

 

 

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