Il pino pazzo

 

 

Come sei diverso, visto di giorno al naturale,

ben radicato nel tuo piazzale

e quando io ti contemplo da lontano illuminato

e trasformato dalle luci sapienti che punteggiano

l’illustre collina cui tu appartieni.

 

La sera,  assomigli alla testa d’un cucciolo

di elefante senza zanne, con la minuscola

proboscide protesa verso il mare,

assorto nell’ascolto del frenetico mondo sottostante.

 

E intanto impercettibilmente cresci,

custode della memoria

di quell’andirivieni scomposto,

mentre piccoli frammenti di vita si spezzano

e poi si ricongiungono in un nastro senza fine

dalle mille sfumature.

 

Così la pazzia del vivere ti rimane impigliata nella corteccia, mentre tu, dalla tua posizione preminente,

sembri un piccolo triste saggio ,sotto forma di elefante

mascherato da albero: e io tutte le sere ti saluto,

amico notturno dei miei pensieri

e spero che il mio affetto solitario mi renda degna

della tua fiducia..

 

Ione Vernazza

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