Senza volto né maschera  

visage2 image.jpg (17747 octets)

 

 

 visage2 puce.jpg (2273 octets)

Margherita Acerbi Cantelli  siede un poco in bilico sul muretto a sassi irregolari che sorregge il colonnato del piccolo chiostro, alquanto discosta dai tavoli apparecchiati per servire l’aperitivo.  La gente continua ad arrivare dal cortile esterno adibito a parcheggio,e si mischia chiassosa alle persone che scendono a gruppetti dal salone interno mansardato, dove si era svolta una piacevole manifestazione, peraltro alquanto disertata dalle autorità cittadine, ma soprattutto carente di ospitalità.  La sala era caldissima, le seggiole troppo poche, il cameriere chiamato in soccorso, inaspettatamente polemico: il Gestore del luogo, secondo i soliti informati, soprattutto nell’ultimo anno, snobba chiaramente il tipo di clientela che affolla il porticato, un tempo l’aperitivo veniva servito nella zona antistante il ristorante, indubbiamente più riservata e più adatta a gustare un rinfresco, non soltanto gastronomico. Seduta su quello scomodo muretto,Margherita, mentre guarda il muro anonimo dall’altra parte del portico, ricorda la splendida vista rassicurante sui prati verdissimi abbelliti da macchie di arbusti in fiore e ombreggiati da maestose piante secolari:i n quel contesto la gioia degli occhi riusciva ad indebolire il frastuono delle voci, ed era più facile trovare un angolino comodo per rilassarsi un attimo dalle fatiche della giornata, prima di prender parte a doverose riunioni con commensali che i soliti privilegiati sceglievano sempre in anticipo.  Certo, a ben riflettere, chi critica il gestore, forse non ha tutti i torti: Margherita ricorda gli approcci, da lei compiuti nel corso di anni, per cogliere un’espressione non soltanto meccanica su quella faccia impenetrabile, e i lunghi mesi in cui, incontrando quell’uomo, aveva atteso un accenno di apprezzamento ed un giudizio, per un’iniziativa a carattere enologico, che lei aveva creduto gradita, ma lui si era sempre limitato a sfiorarla con lo sguardo assente, come fosse invisibile. Adesso, il gestore ogni tanto compare per gettare un’occhiata apparentemente distratta ai camerieri e si sofferma a parlare con i convenuti, però soltanto con quelli che contano più degli altri, pescando da buon conoscitore fra i vari industrialotti, i più o meno boriosi professionisti e le pseudo celebrità del circondario: certo non ha tempo da sprecare con una nullità come Margherita, che,superata una sottilissima punta d’amarezza, scrolla leggermente le spalle e sorride di quelle che, in fondo, sono tutte stupidaggini. Di gente strana in giro ce ne è tanta, se uno dovesse prendersela per tutti gli insensibili, gli opportunisti o i maleducati che incontra, farebbe  meglio a ritirarsi in un eremo: il sedile di pietra non è il massimo della comodità,l a donna decide che è meglio alzarsi e sgranchirsi un po’ le gambe, e, sempre col sorriso sulle labbra, si dirige verso un capannello di persone tutte intente ad abbuffarsi e ad ascoltare i discorsi rutilanti di un uomo non più giovanissimo, che però, con smaglianti sorrisi a trentatré denti, sprizza energia da tutti i pori. Facendosi  garbatamente largo fra gli altri, Margherita accentua il sorriso, e, rivolgendosi sia a lui che alla ragazza somigliantissima che lo accompagna, adottando il tono brillante prediletto dal personaggio, gli chiede: ”Narciso,ho visto che sei qui con tua figlia, presentala anche a me, mi piacerebbe conoscerla….”. Intanto che sta pronunciando queste accattivanti parole, vede che lui, con quel sorriso hollywoodiano sempre incollato sulla bocca, accenna a prendere la figliola sottobraccio, iniziando un impercettibile movimento di rotazione che prelude ad una diplomatica fuga, mentre per tutta risposta le elargisce un generico: ”Cariiissimaaaa”. Nel contempo, con consumata perizia riesce a distorcere gli occhi, dando l’impressione di sdoppiare miracolosamente il campo visivo, folgora la malcapitata con sguardo annoiato e scruta ansiosamente al di sopra della testa della scocciatrice, per valutare con rimpianto quante importanti e lucrose occasioni di relazioni sociali, quell’improvvida diversione gli abbia fatto perdere.

Mentre si allontana, avvolgendo la donna con uno sguardo colmo di antipatia e di malcelato compatimento, per completare l’opera, aggiunge,sardonico:”Mia cara, davvero, stasera ti trovo vestita in modo più moderno del solito:porti perfino le calze a rete!! Brava,brava!”. La donna d’istinto accenna ad abbassare gli occhi, interdetta, a vedere se ha sbagliato colore o cos’altro, al che lui ridacchia compiaciuto di averla messa in imbarazzo, e se ne va, soddisfatto.

 

 visage2 bar.jpg (1692 octets)

 

Margherita conosce bene quest’uomo, all’inizio le era perfino simpatico, si rammenta di quando le era sembrato potesse condividere con lei contenuti e direttive importanti per  ricreare rapporti  degni del nome, in un ambiente che  dovrebbe essere finalizzato anche a  tale concretizzazione. Lui dapprima si era dichiarato favorevole e disposto ad impegnarsi, poi, superata la fase dei problemi personali, su cui non si faceva scrupolo di raggelare un’intera tavolata, il senso pratico e la tendenza al protagonismo avevano avuto la meglio. Molto più facile provocare risate in un clima esclusivamente conviviale, imperniato su gare di ben recitate barzellette esclusivamente triviali, con complimenti e occhiate per lo più  di dubbio gusto alle signore, meglio se mature e ignare, molto più utile pubblicizzare se stesso, senz’altro meritatamente dal punto di vista professionale: semplicissimo  infine, appioppare nomignoli azzeccati e scegliere oculatamente amicizie fruttuose, creando un clima di avvolgente complicità. Margherita, che non aveva ancora superato lo stress  originato da precedenti esperienze di dinamica di gruppo molto pesanti, dapprima si era lasciata prendere dal nervosismo, che spesso la coinvolgeva dopo l’accumulo di emozioni negative, poi aveva ritenuto opportuno battere in ritirata, cercando di evitare di essere colpita dagli strali pungenti della bocca da professionista di Narciso, che, circondato da un pubblico adorante, non si asteneva  da una sorta di raffinato dileggio, ai danni di chi non faceva parte della sua corte, a malapena mascherato da un velo di apparente scherzosità. In seguito, il grande affabulatore si era dedicato ad altri obiettivi, qualche volta aveva sbagliato mira  e pure lui aveva dovuto assaporare i fischi della ribalta, così pian piano i rapporti erano tornati ad un livello di sufficiente compatibilità, con qualche picco in discesa, come stasera. Anche adesso Margherita, mentre lo sgarbato conoscente si allontana, scrolla le spalle, però meno spensieratamente di quanto avesse fatto col gestore, un perfetto estraneo, destinato a rimanere per lei una maschera senza volto: senza sorridere segue con gli occhi gli andirivieni di Narciso che volteggia qua e là, sovrastando le voci degli altri, lo vede accostarsi ad un altro componente del gruppo, fermarsi e assestargli una gran pacca amichevole sulla spalla. L’altro si gira e si sente trafiggere da un roboante ”Caaariiissiiimoooo”, poi si lascia trascinar via in mezzo ad un fitto parlottare. Certamente, il carissimo di turno non può sapere che una volta, quando il suo peso nell’entourage era minore,quel grande istrione lo soprannominava, sghignazzando benevolmente maligno, ”Shampoo”, riferendosi in apparenza alla folta capigliatura, ma mirando in realtà ad una allusione non certo lusinghiera riguardo a quel che c’era sotto i capelli: così come tante carissime, sbaciucchiate e galantemente pizzicottate, non vogliono, o meglio non possono, come è d’uso nel saper vivere della buona società, porsi il quesito di che razza di individuo sia in realtà  il grande amicone.

 

visage2 bar.jpg (1692 octets)

 

Margherita non sorride più e per quella sera non sorriderà più, non ha più voglia di chiacchiere e di recite, di esibizioni senza senso, non è che il povero Narciso, o chi per lui, sia così importante di per sé, anch’egli è soltanto una nullità qualsiasi, il classico prototipo del volto spudoratamente senza maschera, il problema è ben altro: che la massa degli appartenenti ad un gruppo che dovrebbe essere di volontariato, è esattamente come lui, maschera più, maschera meno, volto più, volto meno, insieme o separati. Le sembra che troppi siano lì soltanto per indorare il loro già dorato posticino al sole, e,sul punto di piombare, quasi per scherzo, a dover lavorare duramente per il gruppo in prima linea, non se la sente di farsi accoltellare davanti e dietro: dovrà contare i suoi petali con molta attenzione, qualche volto che sa usare la maschera ha promesso grandi cambiamenti, chissà… Margherita si avvia insieme agli altri nella sala da pranzo, siede ad un tavolo laterale, desiderosa di un po’ di contatto umano, ma forse non indovina il tasto giusto e un altro Narciso, finora insospettato, mentre lei spontanea racconta, ad un tratto le dice, volubilmente: ”Tic-Tac”, per toccarle il tempo. Allora la donna,rassegnata,cerca di  riempirsi gli occhi con il verde del prato, che ancora si intravvede dai finestroni semiaperti, prima di essere ingoiato implacabilmente dal crepuscolo, e da quel momento in poi si accontenta di vivacchiare ingurgitando il pasto e concentrandosi sulle punture di altre zanzare, mentre la pelle scoperta si chiazza di rosso: Narciso si sbraccia a tener banco al suo tavolo, Shampoo siede altrove intento a costruirsi la  maschera per un volto naturalmente maturo e pericolosamente limpido, il gestore  aiuta altezzosamente a servire il secondo e puntualmente non risponde al formale ringraziamento degli ospiti di poco conto, alcuni fumano tranquillamente al tavolo infischiandosene degli altri, senza nemmeno chiedere ipocritamente il permesso, l’amica invitata dalla signora Margherita pare decisa a godersi, capricciosa e fin troppo loquace, la serata mondana, mentre  zanzare di ogni tipo imperversano senza tregua all’impazzata.

Ione Vernazza

 

Home page

 

visage2 bar.jpg (1692 octets)

bouton logo.jpg (4459 octets)

 

Copyright©2001-2002 Tous droits réservés à Linda Savoie