Evoluzione

racconto satirico fantascientifico

 

Sfioro con la punta delle dita il tuo orecchio, ne seguo con attenzione i contorni morbidi e cedevoli percorrendo ampie spirali fin dentro labirinti dalle forme inaspettate, ecco adesso scivolo via un poco di lato, poi  raccolgo tutto il mio ardire e mi butto lungo audaci precipizi, giù, giù, sempre più giù, veloce come una saetta mi attorciglio in un doppio loop, mi raddrizzo scarto un poco di lato, finché in preda ad una vertigine che mi toglie il fiato non risalgo in alto, e con il cuore ormai in gola non posso far altro che commuovermi, è così incantevole, anzi di più, miracoloso, ma quanto ci è voluto per arrivare a tanto?

E i tuoi occhi? Che dire dei tuoi occhi. Le sopracciglia slanciate, e sotto un ventaglio che ammicca flessuoso ondeggiando ad ogni sbatter di palpebre tutto il tuo incanto, una parentesi tra cui fa capolino un’ironia divertita, e mi sorridi un po’ bambina un po’ sgualdrina. E il verde screziato dall’iride? Schegge d’opale sospese dentro una ragnatela di luce, due pupille che mi scrutano dilatandosi impercettibilmente; brillano felici, cercano di capire cosa vuol dire questa mia curiosità minuziosa, però io continuo ostinato a chiedermi, ma quanto ci è voluto per arrivare a tanto? E le tue labbra morbide, rosse come ciliegie mature, imbevute con il nettare dei fiori più dolci? E per questi capezzoli turgidi, affusolati come una ceramica plasmata da mani sapienti, quante battaglie ci son volute? E quella rotondità del tuo seno talmente sublime che neanche un’equazione a più incognite riuscirebbe mai a risolvere, che solo a guardarlo mi sento mancare, e l’armonia delle tue cosce, del tuo ventre, e quella fessura che come i petali di un’orchidea sembrano dire solamente aprimi e sarò tua per sempre, quante lotte ci sono costate?

Ci siamo scelti così,…mi sussurri tu con voce flautata, talmente armoniosa e sensuale che le rincorro queste tue parole, le afferro, le accarezzo, e le stringo cercando di imprigionarle dentro gli scrigni più reconditi  della mia mente, ma sono così evanescenti, che quando li riapro quegli scrigni ne esce solo un profumo, un sorriso, una carezza e niente più, e allora ti prego continua a parlarmi, parlami ancora amore mio, non smettere mai, che io mi ci perdo in queste tue parole…

Perché così ci piacciamo… mi bisbigli in un orecchio come se mi stessi raccontando una di quelle innocenti impudicizie che i grandi non devono sentire… in fondo non siamo che pavoni, o forse uccelli del paradiso, o meglio  dei galli  cedroni, è la forza dell’amore che ci ha plasmati in questo modo… mi dici tu che sai tutto…è una forza più forte di qualsiasi legge dell’universo, più forte delle forze che forgiano la nostra terra, più forte anche della morte… e dev’essere proprio vero, mi dico io, perché ogni volta che alzo gli occhi sul tuo corpo io mi commuovo e credo d’impazzire e sono sicuro che pur di averlo un’altra volta sarei capace di qualsiasi follia…

Ma adesso abbiamo superato tutto questo…continui… basta lotte, stragi, massacri, io ne sono la prova….Certo lo so, ce l’abbiamo fatta, adesso possiamo avere la donna dei nostri sogni come e quando vogliamo. Sorrido, mi rilasso, intreccio le dita tra i tuoi capelli immaginando un campo di grano spazzato dal vento, ed hai ragione, hai sempre ragione, lo so per certo,  perché sono stato io a volerti così. Mi ricordo ancora il giorno in cui ti ho ordinato, nella hall della Nexus e & C, scegliendoti su di un catalogo, bella e smagliante, la donna che avevo sempre sognato, la mia Nicole Kidman Nexus 7, il mio replicante. E adesso mia amata Nicole sei qui sdraiata accanto a me, e sulla tua pelle vellutata, candida e liscia come un soffio intessuto con raggi di luna, ci appoggio le labbra, e tu percorsa da un brivido mi stringi e mentre ti bacio alzo gli occhi  ringraziando quello strano marchingegno messo là in un angolo della camera, è merito suo se adesso mi trovo qui con te.

Un regalo da parte di certi amici che mi dovevano un favore. Venivano da Alpha Centauri, una sosta imprevista sul nostro pianeta, anzi nel mio giardino, parcheggiati tra Pisolo e Mammolo, erano rimasti a secco mi avevano fatto capire, che scusa banale avevo detto io, ma loro quella parola non la conoscevano, così li ho lasciati frugare per tutta casa. In cucina hanno aperto il frigo, i cassetti, gli armadietti, le mie confezioni di marmellata, poi ad un certo punto li ho sentiti squittire tutti eccitati, uno di loro teneva tra le mani, insomma mani, ecco stretto un vaso di peperoncino siciliano,  quello che ogni anno mio padre mi consegna come se fosse il tesoro della corona, tanti cornetti rosso fuoco attorcigliati lungo spirali di pura cattiveria, li ha cresciuti razionandoli ad acqua e sottoponendoli ad un surplus di sole africano, che una puntina fa bruciare il culo ad un intero reggimento. Li hanno scannerizzati uno ad uno con una specie di lettore a barre. Alla fine anche il lettore a barre ha squittito ed è stata  tutta una gran eccitazione, un gran trambusto. Si sono avvicinati timorosi facendomi capire che era proprio quello che cercavano, io a dire il vero ero un po’ reticente, che quelli mi dovevano bastare fino all’anno prossimo, hanno capito subito. Probabilmente erano dei rappresentanti come me e le leggi del commercio devono valere in ogni angolo dell’universo, perché dopo un attimo è ricomparso uno di loro con uno strano marchingegno, ma talmente bello che, anche se non avevo idea di cosa potesse essere, ho accettato lo scambio senza battere ciglio, be’ modestamente il senso degli affari ce l’ho ben sviluppato.  Ad un certo punto ci siamo trovati tutti fuori in giardino dov’era parcheggiata l’astronave, hanno aperto una specie di tappo ci hanno versato il peperoncino e dopo strani gesti che penso fossero di saluto, sono saliti a bordo chiudendosi la porta alle spalle. L’astronave ha cominciato a vibrare e scoppiettare come una vecchia cinquecento. Forse più che rappresentanti doveva essere una famiglia un po’ sfigata, un po’ emigranti, un po’ trafficanti, ho pensato;  dal tubo di scappamento è uscito una specie di fiamma arroventata che ha bruciacchiato il cappello di Mammolo, e annerito il volto di Dotto che adesso sembra Dotto l’Africano, poi l’astronave è sparita d’improvviso nel cielo. Ebbene dopo mesi di studi e prove ho capito cos’era quel regalo, una macchina del tempo che però consente solo salti in avanti, di andare indietro non ne ha voluto sapere, colpa dei soliti libretti delle istruzioni, incomprensibili, anche su Alpha Centauri, un’altra legge universale, credo.

 

E adesso sono qui, in un residence situato in riva al mare, presso Cesenatico, ma spostato sessant’anni nel futuro. Devo confessare che io e mia moglie siamo degli scambisti incalliti, così appena arrivato mi sono informato come stavano le cose in quest’epoca e con mio grande disappunto ho scoperto che ormai lo scambismo è diventato una pratica alquanto desueta, e sì  perché con a disposizione questi replicanti che sembran vivi, anzi che sono vivi che senso ha dover scambiare una moglie passatina per un’altra altrettanto sciupatella. Così finchè io me ne sto qui con Nicole, di là, nell’altra camera, mia moglie se la sta spassando con  Antonio Banderas. Antonio lo ha voluto a tutti i costi, che ormai era fuori catalogo, che anch’io a dire il vero quando ho richiesto la Nicole, mi hanno guardato con due occhi come se avessi chiesto mia nonna, ma quella del 1990 ho precisato, certo hanno detto loro, ma con tutte le bellezze contemporanee dico proprio una del secolo scorso…, ma che ci volete fare, sono rimasto un po’ all’antica, in fondo sono un uomo del mio tempo. Comunque dopo aver scelto ho costretto il rappresentante a mostrarmi quello che aveva fatto mia moglie, che fosse Antonio Banderas me l’aspettavo, era sempre stato il suo ideale d’uomo, ma non sapevo che per ogni versione ne esistesse una super, e lei, tanto per andare sul sicuro, lo aveva scelto proprio super; extra strong, very hard, e long duration , e bè a quel punto anch’io ho voluto il modello super, così la mia Nicole è ultra soft, extra tight, multiorgasmatic, un modello eccezionale devo dire, entusiasmante, ah sì come mai questi nomi sempre in un’altra lingua?  Perché questa roba è tutta fabbricata all’estero, USA, Cina, Giappone, Taiwan, Zambia, Madagascar, Sud Africa, ecc…e a noi cos’è rimasto? Bè a noi sono rimaste le scarpe e poi…. Aspettate un attimo,…ah sì certo le ballerine, esportiamo vagonate di ballerine: veline, letterine, coriandoline,… ecc…ecc…ecc… 

Gianluigi Lancellotti

 

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la musica in background è Canzone dell'amore perduto di F.De André - scarica il file zippato