La cosa

racconto satirico di Gianluigi Lancellotti

 

«Caro! Caro! Ascolta vieni qua.»

Mi alzo dalla poltrona imprecando; proprio adesso che il tenete Colombo si è appena fermato davanti alla porta, la mano stretta intorno alla maniglia, sembra voler uscire, ma poi ci ripensa, si gira, alza un braccio, e fa quell’ultima domanda stronza che spiazza l’assassino; però non riesco a sentirla perché sono anch’io davanti alla porta, quella del bagno di mia moglie. Sì cara» Dico

«Caro sono terribilmente in ritardo, devo ancora darmi il colore, intanto vai in cucina sai sul coso…»

«Sul gas.» La interrompo prima che sia troppo tardi

«Eh sì certo e dove se no; dai non interrompermi che altrimenti non finisco più…»

Temo che sia già troppo tardi.

«Allora sul gas c’è la cosa che sta per bollire, apri l’armadietto, subito accanto vedrai una scatola, è già aperta,  butta tutto mi raccomando, non puoi sbagliare.»

Lo dice lei, corro in cucina, apro l’armadietto beh una confezione di qualcosa c’è, prendo e butto tutto quanto nella pentola e via di nuovo sprofondato nella poltrona. Devo scoprire qual è il dettaglio che è sfuggito all’assassino, l’errore che alla fine lo inchioderà.

«Carooo!» Di nuovo, cazzo no «Vieni qua.»

«Si cara sono qua, hai finito?»

«Mi sto cosando la cosa poi ho finito.»

«Ma come, ti cosi la cosa tutta da sola?» Affermo dispiaciuto.

«Dai non fare il cretino, allora sempre in cucina…»

«Fin qui ci sono arrivato.»

«Non interrompermi, in cucina apri il coso…»

«Il frigorifero, vorrai dire.»

« E cosa se no, allora apri il frigorifero, sul penultimo ripiano c’è una cosa di ceramica è già pronta la prendi e la butti, che adesso starà bollendo.»

«La butto dove?»

« Ma sei interdetto? Nella pentola no. La pentola bolle, tu butti, e basta, non devi fare altro, capito.»

«Certo cara, ho capito, come no.»

Cazzo Colombo, inutile fare storie, apro il frigorifero penultimo ripiano, ma in su o in giù? Boh? In effetti lì c’è una bacinella in cotto piena di boh, qualcosa, prendo e butto nella pentola e via….

Ecco adesso Colombo ha cominciato a mettere alle strette l’omicida, si fa trovare nei posti più impensati, lo perseguita, lo punzecchia, gli sta incollato come un mastino con i canini ben piantati nelle chiappe, ma qual è il particolare che è sfuggito all’omicida?…

«Caroooooo… vieni qua»

Porcaccia la miseria. «Si cara sono qua.» Rispondo ubbidiente come sempre, mentre mi gratto furiosamente il palmo di una mano.

«Mi sono dimenticata….»

«Cosa? Cosa ti sei dimenticata cara.»

«Apri il coso..»

Il frigo l’ho già aperto, che cos’altro coso rimane, mannaggia «Che coso cara???».

«Come che coso, quello che scalda no? Ma sei proprio tonto. Allora prendi la cosa che c’è lì dentro e la butti.»

«La butto dove?»

«Non fare il cretino, nella pentola no…poi dai una mescolata, capito. Il coso di legno, lo giri intorno.»

«Certo cara, giro il coso di legno intorno.»

Questa volta non posso sbagliare entro in cucina il coso che scalda non può essere che… il forno… oppure il microonde? Un attimo di panico. Il forno, è sicuramente il forno, apro, effettivamente dentro c’è qualcosa, prendo, butto, mescolata, poi via ….

 

 

Di nuovo sprofondato nella poltrona, ma ormai è tardi, Colombo con la sua tenace arguzia ha inchiodato il colpevole, gli ha già dimostrato punto per punto che non può essere stato che lui ad ammazzare la moglie e che si è tradito per colpa di quell’unico insignificante dettaglio. Ormai il malcapitato di fronte all’evidenza dei fatti confessa, viene portato via da un sergente spuntato dal nulla, ma il dettaglio che lo ha tradito qual è? me lo sono perso, non lo saprò mai, che stronzata, era così avvincente.

 

Finalmente sento la porta del bagno aprirsi. Sempre sprofondato nella poltrona aspetto l’unica frase di mia moglie che ancona non ha il potere d’irritarmi, ” Caro vieni a mangiare, è pronto.”  invece mi arriva un urlo straziante.

Corro in cucina, è là ancora avvolta nell’accappatoio, un asciugamano girato intorno alla testa, immobile sulla soglia che balbetta frasi incomprensibili, la sposto e vedo che al posto del fornello c’è un agglomerato ribollente che cresce a dismisura, ha già inglobato metà cucinino, è sceso sul pavimento e sta avanzando minacciosamente verso di noi, sembra un’enorme blob.

«Aiuto ma cos’è!» Urla mia moglie

«Cazzo la cosa.». Borbotto allungando di lato un braccio come a voler proteggere mia moglie; mossa cretina, che magari una spintarella ci sarebbe stata bene, ma noi uomini siamo fatti così.

«Chiama i pompieri.» Fa lei.

«Ma dai sei scema, i pompieri, ci penso io.» Le dico dandomi una gran manata sul petto.

Vado nello sgabuzzino indosso un grembiule, mi metto un paio di guanti di gomma, prendo una scopa di saggina e poi mi presento così armato di fronte all’orrendo mostro.

«Non penserai mica di scoparla?!»

Mia mogli a volte ha un’ingenuità lessicale che mi lascia di stucco.

«No cara, non sono ancora arrivato a tanto. Per il momento vorrei solo raggiungere il fornello e spegnerlo, magari smette di crescere.»

«Ah sì giusto.» Riesce solo a sussurrare lei.

Comincio a lavorare di scopa aprendomi un varco nella schiuma appiccicosa, c’entro con le mani, con il corpo, infine anche la testa; avanzo scavando una galleria, alla fine scorgo le manopole del piano di cottura e appena sopra una pallida luminosità. Per fortuna il gas non si è spento altrimenti a quest’ora saremmo già tutti e due saltati in aria oppure stesi sul pavimento intossicati, giro la manopola e chiudo. Esco tutto ricoperto da uno strato bianchiccio e appiccicoso.

«Si sta sgonfiando, si sta sgonfiando…» saltella mia moglie, è la prima volta che la vedo tutta contenta per qualcosa che si sgonfia.

«Vedi che non sono così deficiente come pensavi» Le dico.

«A tutti capita di imbroccarne una ogni tanto.» Sentenzia lapidaria.

Intanto nell’euforia le si è aperto l’accappatoio, devo ammettere che ancora adesso provo una certa libidine a sbirciare le sue curve tonde e sode, tutte al loro posto e desiliconizzate, ma poi noto qualcosa di diverso, che prima non c’era. Strabuzzo gli occhi per un attimo, poi realizzo, ma certo si è depilata il pube e appena sopra la fessura ha lasciato una leggera striscia di peluria tinta di un bel colore rosso rame che si allarga a formare una specie di… di fiamma?.

«Ti piace.» Fa lei lasciandosi cadere l’accappatoio a metà spalla e spostando una gamba in avanti come se stesse posando per Helmut Newton. Sento l’uccello diventarmi duro all’istante, ma dentro di me schiumo dalla rabbia. «E così abbiamo rischiato di saltare in aria solamente perché tu te ne stavi là dentro a lavorarti la cosina, ma si può essere più cretine di così.» Sbotto infuriato.

«E io che pensavo di farti una sorpresa.» Ribatte chiudendo l’accappatoio di colpo.

E no dopo sette anni di matrimonio mi fa una sorpresa di quel genere, ma a chi la vuol dare a bere, la racconti ad un altro, per fare una sorpresa dice, a me, non ci credo, ma neanche se venisse qua…. Certo, ha un amante, sono sicuro, la troiona ha un’amante e quella cosa lì l’ha fatta per lui, il cretino le avrà detto sai mi piacerebbe…ma poi tuo marito, a mio marito ci penso io, tanto quello si beve ogni cazzata che gli racconto; sarà andata così, ci scommetto, non mi venga a raccontare palle.

Intanto si è legata la cintura dell’accappatoio così stretta che tra un poco mi rimane segata in due. Si è offesa la poverina, adesso è addirittura tutta accucciata a pulire con la foga di un centimano, ma io sono mille volte più incazzato di lei.

Alla fine dopo mezzoretta finalmente la cucina è quasi a posto.

Poi lei apre il frigorifero « Ma il lievito per le pizze, dov’è?» Chiede guardandomi con un punto interrogativo stampato in faccia «era qui dentro, in un piatto.»

«E che ne so io.» comincio a dire fissando il soffitto. Che magari qualche schizzo sia arrivato fin lassù?

«Domani è il compleanno di Marco, vengono tutti i suoi amici, avevo promesso pizza per tutti,» mi fa lei «e poi le verdure già sbollentate da buttare nel brodo come mai sono ancora qua?»

«E che ne so io» Ripeto di nuovo con tutta l’ingenuità di cui sono capace.

«E la fecola di patate per la torta margherita? Come mai il piatto è vuoto?»

«Boooo.» Dico grattando con l’unghia l’angolo di una sedia ancora coperta da una sottile crosta, ueh ste roba è proprio terribile.

Poi si dirige verso l’armadietto sopra i fornelli, comincio a sentire la fronte imperlata di sudore.

«E le stelline per la minestra? Guarda la confezione è ancora intatta, e cosa ci fa la scatola di bicarbonato vuota buttata là in un angolo?»

Cazzo come mai adesso non mi sbaglia neanche un sostantivo, si può sapere come mai?

Giuro domani telefono a rete quattro, devo sapere a tutti i costi quando daranno la replica del tenete Colombo, mi manca solo quel dettaglio, solamente quel dettaglio e poi finalmente…

 

Gianluigi Lancellotti

 

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