Le pillole tantriche

racconto satirico di Gianluigi Lancellotti

 

«Papà, papà,» grida mio figlio di otto anni sbucando all’improvviso dalla cucina, «mamma è rincretinita, ah,ah,ah, mamma è rincretinita ah,ah,ah...!!!» continua ridendo a squarciagola. Oddio che fosse esaurita lo sapevo, ma rincretinita… che le abbia preso il coccolone? Per un attimo la vedo sbarellata in una clinica, trattenuta da una camicia di forza, e mi scappa un sospiro di sollievo. Intanto Marco continua a saltellare, ora su un piede, ora sull’altro, pure il figlio ipercinetico mi mancava «fermati un attimo perdinci.» gli dico, ma quello niente, peggio di prima. Tento di bloccarlo con una serie di fendenti sparati a raffica, ma lui è più veloce di me e li schiva tutti quanti, mi arrendo, lo lascio là sospeso in quel suo moto perpetuo.

«Straparla?» Domando

«Sì, sì. Ah,ah,ah,ah! mi ha chiesto chi sono? La mamma è scema, la mamma è scema, la mamma è scemaaa!!! Ah,ah,ah!!!»

«Bastaaa!!!» Gli intimo mentre d’improvviso faccio scattare un braccio in avanti. Il morso del cobra si chiama, una mossa di karatè che non perdona, ma tra le dita mi rimangono solo due o tre capelli. Ma come cazz... lasciamo perdere.

«Come chi sei?» Continuo cercando di indovinare l’angolo del prossimo rimbalzo.

«Mi ha chiesto se sono il figlio dei vicini, e di tornarmene da loro, che è stufa di vedermi girare per casa, ah,ah,ah!!! io vado, ciao papà.» E schizza via a razzo, gli lancio una scarpa nell’ultimo e disperato tentativo di fermarlo, ma lui è già fuori, sfreccia sul vialetto scomparendo in una delle tante casette a schiera, sorte qui intorno come funghi. Rimango in equilibrio su di un piede con un grido soffocato in gola, ormai è tardi, le notizie qua viaggiano più veloci della luce, lo saprà già tutto il vicinato.

Mi precipito in cucina come una furia, Magda è accucciata davanti al forno, si alza, e prima che cominci a inveire contro di lei, mi trovo davanti una casseruola con dentro un meraviglioso arrosto rosolato al punto giusto, e che emana un profumo … proprio come piace a me, e poi è l’una e ho fame, e lei s’è messa tutta in ghingheri, la tavola è imbandita come non la vedevo da anni, ma…? «Ti ho preparato l’arrosto che ti piace tanto» mi fa, e mi si struscia pure contro. “Oddio è proprio andata” penso mentre la rabbia sbolle d’improvviso. “Meglio assecondarla”.

Mangiamo io e lei soli, chissà Angela, l’altra nostra figlia di undici anni, dove è finita, ma il pranzetto ha preso un risvolto del tutto imprevisto. Magda sembra ringiovanita, perfino sexi, di nuovo tutta presa da me, da quello che dico, ride anche alle mie battute, sento come un’eccitazione improvvisa, anche lei è tutta calda e disponibile, da quant’è che non facciamo più l’amore, ho perso il conto. Saliamo di sopra, in camera.

Ridiscendo un po’ stordito. E’ stato stupendo, come i primi tempi, anzi meglio, l’abbiamo fatto a ripetizione recuperando mesi e mesi di astinenza. Adesso si è appisolata, meglio che dorma, non può farle che bene.

In un angolo della cucina sento un singhiozzo soffocato, vedo Angela adagiata su di una sedia, la schiena da lottatore che sobbalza, mi è cresciuta un po’ robustina la bimba, ma con lo sviluppo si snellirà, almeno spero.

«La mamma non mi vuole più...» mugugna, «mi ha detto di andarmene dai Rapallo, sono stata con loro fino ad ora, ma dopo un po' mi hanno buttata fuori.»

Heeee no, quello che è troppo è troppo, già che la bimba mi sta crescendo complessata, questi traumi poi… Magda e quel suo nuovo psichiatra del cazzo, deve essere tutta colpa sua, certo, è sicuramente colpa sua.

Prendo la borsetta di mia moglie e la svuoto sul tavolo, per fortuna niente preservativi, tiro un sospiro di sollievo, solo una gran quantità di cianfrusaglie, da cui però spunta un biglietto da visita, tutto dorato, leggo dott. prof. Werner Worlitz psichiatra comportamentale, e a penna il suo cellulare.

Compongo il numero.

«Pronto.» Risponde quasi subito.

«E’ lei lo psichiatra che ha in cura mia moglie?»

«Se mi fa la cortesia di dirmi chi è sua moglie magari le posso rispondere.»

«Ah sì, Magda Manfredi.»

«Magda certo è in terapia da me. La signora era messa maluccio, le ho riservato un trattamento d’emergenza.»

«D’emergenza un cazzo, non mi riconosce più i figli.»

«In che senso non riconosce più i figli?»

«Non crede che siano i nostri ma quelli dei vicini. Guardi questa volta non la passa liscia, le faccio causa, la rovino, chiederò un risarcimento da capogiro, lei ha chiuso, finito, può dire addio alla sua brillante carriera…» Urlo.

«Bene, bene,» fa lui imperturbabile «saranno le pillole.»

«Pillole? Di che pillole sta parlando?»

«Pillole tantriche.»

«Pillole tantriche?» Chiedo sbigottito.

«L’ultimo ritrovato in campo psichiatrico. Il meglio della nostra medicina unito al meglio di quella orientale.» Mi dice.

«E quale effetto dovrebbero avere queste pillole tantriche?» .

«Quello di far vivere il presente, momento per momento, di ripristinare l'armonia  cosmica che ci pervade. Ma se sua moglie reagisce in questo modo al trattamento, me la porti domani che le sospendo la cura. Vedrà, nel giro di un paio di giorni tornerà come prima.»

«Come prima? Cosa vuol dire come prima?»

«Vuol dire come prima.»

«Cioè proprio uguale a prima?»

«E certo, come vuole che diventi, come non era?» Risponde seccato.

Cazzo mi ha preso in contropiede il bastardone. Comincio a tergiversare. «Forse sono stato un po’ precipitoso… sa mi scusi… non volevo… ma sa… la situazione… capisce… io non ci sono abituato a certe cose… magari aspettiamo qualche giorno poi ci sentiamo.»

«Come vuole, in caso mi chiami a qualsiasi ora, siamo d’accordo?»

«Certo, come no.» Rispondo mentre lo saluto e riattacco in tutta fretta prima che ci ripensi.

Anche la cena è stata squisita, una serata perfetta se non fosse che ogni tanto Magda guarda i bimbi, si gira verso di me, e chiede:

«Caro, ma chi sono questi due?»

 

 

Basta non ne posso più. «Staranno con noi per tutta l’estate,» rispondo  buttando lì la prima cosa che mi passa per la testa «sai quei programmi per aiutare i bambini di Chernobyl, tre mesi a respirare aria buona, poi li rimandiamo di nuovo a casa loro.»

«Ah,ah,ah…» comimincia a sghignazzare Marco «bzzz, bzzz, bzzz…» sibila lanciando in fuori le dita a ripetizione, «bzzz…, sono un bambino di Chernobyl bzzz… sono radioattivo, bzzz, bzzz, bzzz…» e mi salta per tutta la cucina correndo intorno al tavolo come un tarantolato, «bzzz, bzzz,bzzz…» urla precipitandosi giù in taverna.

Intanto Angela si è messa a frignare di nuovo. «Io non sono una bambina di Chernobyl,» singhiozza «siete voi che siete dei mostri, tutti e due, ecco, non vi voglio più vedere. Vi odio!” e scappa in camera sua.

Ecco, e ti pareva che alla fine non era tutta colpa mia. Intanto Marco è ricomparso con una coperta legata sulle spalle a mo’ di mantello e una torcia elettrica accesa infilata in bocca, la testa sembra un teschio e corre parabolando sui muri, strisciando i mobili, sbrecciando gli spigoli; il mantello al vento urlando «Uhhhhhhhhhhh».

«Bastaaaaa!!!» Urlo anch’io.

Sono furioso, ho un diavolo per capello, adesso lo stendo, giuro lo lascio stecchito qua in mezzo alla cucina, ma come si fa a fermare una cosa ipercinetica. Con un’azione uguale e contraria, mi dice una vocina maligna che viene da lontano. Prendo un panino, lo soppeso per bene nella mano, calcolo la quantità di moto m per v, poi quando Marco mi compare davanti miro alla fronte. Questa volta non posso sbagliare, è troppo vicino, finalmente ci siamo, è la volta buona; lancio, ma all’ultimo momento lui scarta di lato schizzando via come un missile. «Muuuunnncato» Riesco a solo a sentire mentre una scia luminosa sale la rampa delle scale e sparisce nel corridoio. Ma come cazzo fa?

Magda si è alzata, mi sta passando una mano tra i capelli, poi mi prende la testa e se la stringe al seno, ecco sì sprofondato tra questi due morbidi guanciali, sento la rabbia svaporare come neve al sole.

La cosa più bella che ti può capitare è quando una donna ti capisce al volo, e per la prima volta scopro questa qualità in mia moglie. «Senti perché domani non andiamo tutti quanti in montagna, così ci rilassiamo un po’ « Sussurro con un filo di voce mentre le infilo una mano sotto la gonna.

La giornata è stupenda, soleggiata e luminosa, anche se qua dentro piovono patatine e popcorn da tutte le parti. Faccio l’ultimo tornante con l’auto che beccheggia  paurosamente, sono i bimbi  dietro che si stanno prendendo a mazzate, tra insulti ed urla beduine.

Io guardo Magda, lei guarda me, le carezzo una coscia, lei mi sfiora una guancia; e sotto di noi s’apre la pianura. E’ meravigliosa, invitante come una tavola imbandita: tanto vasta che sul bordo estremo sembra sprofondare fin dentro l’orizzonte. Intanto sento Marco urlare più forte del solito, controllo nello specchietto retrovisore. Angela gli tiene la testa stretta sotto un braccio mentre con l’altro gli sta tirando dei gran cazzottoni in piena fronte.

Mi giro verso Magda «Cara non ti preoccupare tanto tra poco li rimandiamo di nuovo al loro paesello.»

«A Chernobyl?» Chiede lei con aria trasognata.

«Certo cara, a Chernobyl.» Rispondo.

Mi sorride mandandomi un bacio, io le soffio un sospiro che le fa ondeggiare un ricciolo e finalmente mi sento anch’io in armonia con l’intero cosmo. Cazzo sono proprio buone queste pillole.

 

Gianluigi Lancellotti

 

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