Tropicana

racconto satirico

 

Con i miei bermuda appena comprati, me ne sto qui sul bagnasciuga, i piedi a mollo sciacquettati dalla risacca, la brezza tra i capelli e un sole dritto a strapiombo che picchia come un maglio. Mi trovo su una di queste isole tropicali, sapete quelle che si vedono nei depliant turistici, spiagge bianche, mare verde azzurro, palme che si piegano voluttuosamente sugli arenili. Stupendo veramente, sono proprio così, uguali come in fotografia. Scommetto che state dicendo, ma cosa vuoi, cos’hai da romperci le palle, goditela e basta. Aspettate, a volte l’apparenza inganna, anzi in questo momento non so cosa darei per  trovarmi dall’altra parte di quest’oceano di merda, ma andiamo con ordine, insomma sono lì sotto ste cazzo di sole e tremo come una foglia al vento, un tremito strano, intermittente, come se qualcuno mi avesse ficcato un cavo elettrico nel culo e si divertisse a giocare con l’interruttore. La causa? Un virus tropicale che abita da queste parti. Secondo me s’informano sugli arrivi e poi, individuata la loro vittima, ti s’infilano nelle budella cominciando subito a clonarsi come tanti piccoli gremlins che si divertono a devastarti l’intestino. Quasi, quasi sono tentato di ringraziarli, questi bacilli. Niente cagarella, solo crampi, tremendi crampi appena sotto lo stomaco, almeno non devo passare intere giornate seduto sul water. Cosa vuol dire la fortuna eh.

A forza di starmene qua mi sono venute tutte le spalle arrossate. Cazzo Carla, me n’ero dimenticato, ma da quanto tempo me ne sto così piantato come un palo? E’ là che m’aspetta ad un tavolino del bar pagoda, a quest’ora sarà incazzata nera.

M’incammino velocemente sulla sabbia rovente saltellando come un gambero, aguzzo l’ingegno cercando di calcolare il tragitto più breve tra due punti. Intuisco le schiere di ombrelloni che circondano il bar, ma cosa succede? Nel riverbero della canicola stanno ondeggiando paurosamente e subito dopo svaniscono rimescolate dentro cascate ascensionali di metallo liquido; deve essere la febbre mi dico. I bagnanti poi, stagliati sullo sfondo, sembrano tanti spettri che s’aggirano come anime perse. Chissà in che girone dell’inferno sono capitato, ma faccio finta di niente e imperterrito seguo il filo delle mie bestemmie zigzagando sull’onda del bar che si sposta continuamente.

Finalmente raggiungo Carla, mi siedo di fronte a lei cercando di evitare il suo sguardo.

« E’ da mezzora che t’aspetto. Dove cazzo sei stato!» Sibila con gli occhi fuori dalle orbite, ma tenendo la voce strozzata per non farsi sentire dai nostri vicini di tavolo.

«In giro.» Butto lì tanto per dire qualcosa. Lei continua a scrutarmi intuendo che ho qualcosa che non quadra. Io rigido come un baccalà, senza respirare. Ma niente, mi scappa un brivido che fa sprofondare la sedia di un paio di centimetri. Mi ritrovo la sua mano incollata alla fronte.

«Ma tu hai la febbre.» Afferma con il tono della mamma che riprende il figliolo discolo.

«Sì ho la febbre e allora?»

«Ammalato al secondo giorno di vacanza. Che razza di rammollito.» Afferma tutta irritata. Capite, la bastardona!!!  E’ seccata perché non sto bene, come a dire che le malattie me le faccio venire apposta. E poi rammollito a me, non per vantarmi ma ho un fisico palestrato, da atleta, che le signorotte di mezza età si mangiano con gli occhi, e poi se non fosse così come potrei stare con lei?  La bastardona è una strafiga di prima categoria. Certo per tenersi una della sua classe il fascino non basta. Ma non sono proprio i mezzi che mi mancano, mio padre mi ha lasciato in eredità un’attività ben’avviata, evado le tasse alla grande e mi sono appena fatto una villa enorme con piscina ed una sacco di terra intorno, e la stronza… fatevelo dire: si piglia un sacco di regali, anche questa vacanza, tutto pagato dal sottoscritto, fino all’ultimo centesimo.

 

Stringo i braccioli della sedia fino a farmi male, muoio dalla voglia di sputarle in un occhio ma ho la bocca asciutta, infuocata come quella di un altoforno. Mi rendo conto che c’è qualcosa di cui ho disperato bisogno. Il mio sguardo, guidato da una forza soprannaturale s’incolla alla caraffa piena di limonata appoggiata proprio lì davanti a lei sul tavolino. Seguo come ipnotizzato le fette di limone giallo intenso che si dondolando spudoratamente senza alcun ritegno, e i cubetti di ghiaccio dal tintinnio argentino; tanti piccoli iceberg immacolati che mi portano su candidi ghiacciai e sorgenti cristalline. Solo in quel momento realizzo di aver sete, una sete bestiale, come se tutta la sabbia di questa maledetta spiaggia mi fosse passata giù per la gola. E no, è troppo non resisto, quella limonata è una provocazione intollerabile. Faccio per gettarmi sulla bevanda.

«Tieni.» Dice Carla che a volte mi capisce al volo passandomi un bicchiere pieno di liquido. Però è un bicchiere piccolo, avete presente quei bicchieri in vetro spesso, dove ci si bevono le ombre, e bisogna tenere il mignolo alzato perché non c’è spazio.

Ma che cazzo di posto è mai questo? Mi dico. Affanculo loro e i loro bicchierini, io ho sete, prendo la caraffa con entrambe le mani e comincio a bere avidamente.

Va bè non sarà proprio elegante ma la sete è sete, e alla sete non si comanda.

Un po’ di limonata, aiutata forse da qualche brivido di troppo, mi esce dai lati della bocca e s’infila dritta nei bermudoni e, superata la seduta in canapa, comincia a gocciolare sulla sabbia. Solo in quel momento avverto tutti gli sguardi puntati su di me, per la precisione un po’ più in basso, sotto la sedia. Qualcuno sghignazza dando di gomito al vicino, cazzo, hanno ragione, sembra proprio che mi stia pisciando addosso. Carla se ne accorge allunga entrambe le mani nella mia direzione e afferra la caraffa «Ma sei cretino, che cosa stai facendo!?» Mi dice inviperita, questa volta ad alta voce così che tutti possano sentire.

 

«Ho sete, non mi rompere, molla la caraffa.»

Ma lei niente, comincia a tirare con tutta la forza che ha nella sua direzione io di rimando in quella opposta. Non vuol sentire ragioni la bastardona, non molla. Io duro faccio altrettanto. Rimaniamo così sospesi, immobili, per una frazione di secondo. Poi cosa ti fa la bastardona, molla la caraffa di colpo. Sento un’onda gelida avvolgermi come un sudario, e lo stomaco, giustamente non capendo come sia possibile che all’equatore possa far così freddo, mi manda un crampo terribile come ringraziamento.

“Così impari!” Squittisce Carla con un sorriso da sadica: la bastarda, ma guarda che troia, e si alza pure in piedi. Ormai tutti quanti ci stanno guardando, credo si aspetti un applauso. Mi fa sentire come un pugile al tappeto mentre il vincitore raccoglie le ovazioni dalla folla in estasi. Battuto da una donna, cazzo come si permette di umiliarmi in questo modo, la vacca, c’è un limite a tutto, converrete anche voi.

Sento un’onda di rabbia montarmi alla testa inesorabile come uno tzunami, tanto forte che mi annebbia la vista. Mi alzo anch’io, allungo il braccio e le mollo un ceffone che risuona per tutta la spiaggia; vedo prima il suo bel visino da stronza girarsi di colpo dall’altra parte, seguito dai capelli, le spalle, le tette e me la ritrovo per terra accovacciata ai miei piedi. Ah magnifica sensazione di potenza, sublime apoteosi della forza, indubbia superiorità del maschio, sono perfino spariti i brividi.

Gonfio il petto, torno con passo sicuro verso il tavolo, raccolgo la sua borsa, e immagino già di trascinarla via per un polso come una preda appena catturata quando vengo investito da un a gragnola di pugni. Ormai la rabbia è sbollita, mi difendo alla meno peggio riuscendo alla fine a spingerla via di forza. Si ferma ad un paio di metri e comincia ad urlarmi parolacce ed insulti di ogni genere, ah sì è il duello verbale che vuole non mi tiro certo indietro, rispondo per le rime, vi risparmio le cose che ci stiamo dicendo da cinque minuti a questa parte, intorno a noi si è radunata una piccola folla, chi seduto, chi in piedi, sembrano tutti molto interessati.

Ad un tratto, una parte di loro comincia a spostarsi ordinatamente come se stesse aspettando qualcuno. Spuntano due tipi strani, pantaloni corti, calzettoni fino alle ginocchia, camicia abbottonata sotto il collo, cappello con visiera.

Somigliano proprio a quei poliziotti da spiaggia che ho visto ancora tante volta nei telefilm americani, che siano interessati anche loro? Va be’ tanto lo spettacolo è gratis, si accomodino pure. Finisco l’ultima cattiveria prima che lei me ne rimandi una peggiore quando sento due prese d’acciaio che mi afferrano entrambe le braccia…..

 

Gianluigi Lancellotti

la musica in background è BongoBongo,

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