La musica del cuore

silloge poetica di

Cesare Sabbadin

 

Camminando…

 

Si attutiscono i miei passi

sul lamento dell’erba

che docile si piega

mentre rasento l’argine

lambito dal fiume di fango

che come un serpente si snoda

strisciando nei sotterranei

solleticando l’eldorado greto.

Tentativo vano di un cammino

gorgogliante d’ansia

verso una meta lontana

per me irraggiungibile

quell’amplesso spumeggiante

che solo il mar sa dare.

Riflessi crepuscolari rimbalzano

dai flutti ai miei occhi

sommergendoli in un tramonto

di un sogno impossibile.

 

L'immagine è opera di Micael Whelan

 

Seta gialla

 

Quasi con timore ti offri

allo specchio dei sogni

leggiadra piroetti sorridendo

il fruscio della seta m’arriva

fisso quei boccioli che premono

ridestando in me l’ardore

se guardo poi quel velo

dalle trasparenze vanitose

che si fondono nel giallo

nulla più frena il mio passo e…

mentre tu guardi oltre il vetro

m’avvicino e il collo ti sfioro

gli indici insinuo sotto le spalline

a far scivolar quella foglia dorata

per scoprir un caldo giacimento

che si fonderà di nuovo in me

preda ormai indifesa...succube

del tuo voluttuoso luccichio.

 

 

 

I colori della Morte

 

Sbarra i tuoi occhi Morte!

Mostrami di che colore sono

in quale profondità scenderò

senza assillo alcuno

col cuore colmo di serenità

con la dolce consapevolezza

che gli inferi sono azzurri

come l’acqua che da la vita,

alza quella nera maschera e

che un vento nuovo entri in te.

Vedi? In fondo cara Morte

il tuo sguardo è piacevole

ora che ti conosco meglio

ed ha riflessi di fuoco.

 

 

Per chi non sa…

 

Quelle nudità consenzienti

scivolando tra i fiori

spuntati sui cuscini di seta

silenziose e innocenti

nell’immobilità dei sensi

ingannerebbero i maliziosi

di chi non vuol vedere

mani intrecciate dietro la nuca

gambe protese verso il fuoco

di chi non può vedere

che dietro gli occhi chiusi

solo i pensieri si fondono

di chi non sa capir l’amore

fatto di viaggi immaginari

senza il vento della passione

di chi si perde in un orgasmo

sfrenato ed impaziente

che sa acquietar solo i corpi.

Sorridenti e danzanti

abbiano denudato le anime

libere di unirsi librandosi

in un amplesso di sospiri

toccando sospesi l’eternità

con le menti libere di sognare

un nuovo e insolito amore .

 

 

 

Vagando nell’impossibile

 

Ruvida e fredda pietra

che accogli il mio passo

indicandomi la via estrema

lastricata nel rimpianto

spazzata da un maestrale

che il dolore non sradica.

Pedinato dalla paura

ora avanzo carponi

cercando l’anima tua

per sorprenderla dormiente

rapirla per farne guanti

per mani bramose di passione

dardi fiammeggianti di blu

che come raggi ultravioletti

vanno a trovar la morte

nel mare delle illusioni

e sposo il silenzio

unico compagno fedele

strisciando tra fenditure

della mia amara sconfitta .

 

 

 

Farfalla vanitosa

 

Che ci fai qui,

in precario equilibrio,

dolce e leggiadra farfalla?

Ti sei posata, forse,

per carpirmi i colori

sparsi sulla mia tavolozza?

Attenta! Su. Allontanati!

Il verde smeraldo, per te,

potrebbe diventar una trappola.

Vuoi confrontarti con le mie tinte?

Sono pigmenti illusori

pronti per una anonima tela

e nulla al tuo confronto.

Tu sei Vera!

Tu sei viva!

Ora pretendi il pennello più morbido?

Lascia perdere, amica mia.

Ora ho capito.

Sei un’inguaribile vanitosa.

Ma io non posso e …

non voglio truccarti!

Tu già hai avuto la tua trasformazione

frutto di una magia ancestrale

e non riuscirei a farti più bella.

Se non credi alle mie parole

rasenta piano il fiume,

la superficie ti rimanderà

i riflessi tuoi variopinti

ondeggianti tra il verde scuro

che ti farà di sfondo.

Prima che tu vada,

una raccomandazione,

incauta creatura,

non ti far irretire

da uomini senza scrupoli

diventeresti una misera esca

usata per sedur ingenue damigelle

perciò librati con precauzione

nell’azzurra bacheca del cielo

e lasciati attrar solo dai fiori

e che la loro linfa ti sia d’aiuto.


©used with permission, Oct. 13, 2002