Un titolo alla poesia

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raccolta poetica di Marco Saya

 

Poesia

Un amico mi dice

che qui, nel nord,

il verde della pianura

divora gli altri colori

nascosti a ridosso

dei monti.

 

E un altro mi dirà

da una ridente

cittadina sull'Arno

che il fiume costeggia

sinuoso le vallate

di Bacco provocanti.

 

Qui, nel sud, canta solo,

instancabile

un bianco gabbiano

e la sera si riempie

di una leggera brezza suadente

e cresce il profumo

degli oliveti

e quel cipresso narciso

s'innalza

come una giraffa

gigante tra i fiori silenti.

 

E passano delle grandi nubi sulla mia testa!

 

 

Un unico tempo

Mi piace camminare nella fretta dei passi

E il sottosuolo rimbomba dei pensieri che

Sopra incedono quasi fossero distanti

Ed estranei come amici che si salutano

Per poi sparir(si) dietro l'angolo

 

Mi piace osservare il fragore di cuori

Come tori nell'arena incerto il vincitore

Quando il rosso stinge

E macchia l'infedeltà di quel cieco

E il bastone anticipa il gradino (fatale)

 

Mi piace cercare il nesso là

Dove pascola il non essere e

Stacco il ticket di quell'istante

Eterno nel non senso di un appetito

Che non sazia l'aver aspettato

 

Mi piace seguire il lento scorrere

Di quel ruscello che concilia

Il sonno della natura, non russa

Il pastore per paura del risveglio

Chè l'alba giunge già

 

Mi piace camminare,osservare,cercare,

seguire, fissare quella foto che stampa

così come sei ma il movimento toglie

la fissità e tu prosegui nelle successive istantanee,

il bianco e nero il tuo passato...

 

 

Rotta di collisione

Sfioro un corpo

Silente l’approdo

nel porto del cuore

Pasticcia lo skipper

E il vento...

Cambia la direzione

Galleggia una bottiglia

Mi sporgo

L’afferro

Un altro corpo da sfiorare...

Rotta di collisione

Tra iceberg sparuti

Raggiungo il tropico

E l’infinito si allarga

 

 

Marea

Sfiora la mano

Un brivido gocciola

La schiena un cubetto

di ghiaccio scioglie

l’arsura e il desiderio

appaga la marea si

dilata nell’oceano e

bianca schiuma

approda a riva

 

 

 

Goccia

La goccia lacrima sul vaso

stanca di una lontana guerra

che divide il cuore illlusorio

- le due metà - rinfrescano

l’antica distanza e lo scorrere

di quel rivolo bagna l’ultimo

amore rivolto su se stesso

in un prenatale ricordo

 

 

Flash

Flash

Scopiamo! Alla grande! Il letto canta la speme di Eros.

Il Bastardo ritrova il sorriso malcelato nel rituale decò

Flash

La periferia incontra il centro dove cammino

tra cubetti di porfido e la rotaia striscia

il passaggio di un incontro molesto

Flash

Spengo la mente nel sonno bagnato

sogno di quel chip e l'insonnia risplende

Flash

Lei mi dice che l'amore sgualcito nel cassetto

necessita la candeggina il colletto della camicia

Flash

Accade lo spazio cerca l'angolo

Non trova pace

Il peacemaker esclude l'emozione

che nasconde il germoglio

Flash

Corpi,corpetti

Sinuosi balletti

Ombre cinesi

da dietro il calvario

un calvados sorseggia

la sete nel cristallo

Flash

Sperimento

mento nel dirti che t'amo

Si guarda attorno

il Bene disperato

Spera nel nodo

che stringe la mano

rassegna l'ultima stretta

 

 

Breve amore

Ti fumo distrattamente

e la cenere che (sola) cade

inesorabile accorcia

quel mozzicone d’amore

che ci resta e l’assenza del

fumo rimanda all’alone

cerchio bianco di sposa

un tempo innamorata

Spengo la sigaretta

La cicca consumata

calpestata dal mondo

abbraccia il posacenere

nell’ultimo respiro

 

 

La fine del viaggio

La fine del viaggio avrà gli occhi di un tenero amante

o l’ingenuità necessaria del non vivere

per vivere?

 

Oppure il riflesso di una giornata piovosa

che non vuole schiudersi all’orizzonte?

 

Attesi saliremo i gradini del cielo

E alle porte del Tempio

Il Teschio di nuda verità

Dirà

 

Sosta ora alla fine del viaggio

distratto l’imprudente viandante e non sa

che scrutare attorno il mondo

che inizia con il nuovo giorno.

 

Non so come sarà

Ma so che sarà

 

Notte

Nel ritiro

Della notte

Vago errante

Inseguo la memoria

Che un altro

Ama

La mia morte

La regalo a te

Nel crepuscolo

Sonnacchioso

Romanzo

La virgola di quel mentre

Confonde la frase

Sembra ricominci il gioco

Un punto ci aspetta

Una parafrasi ci salva

Il pacemaker di un vecchio

Conta le pause

Tra battiti d’ali

L’angelo sorvola

Il romanzo già scritto

 

 

Carte da gioco

L’arte alla sera rimescola le carte e il castello precipita sull’asse di picche.

La donna di cuori, cortigiana puttana, sceglie, a caso, nel mazzo il bacio della rana.

 

Chè il vilipendio arpeggia nel vivere contenzioso.

 

Sento quella voce, una bambina piange l’Euripide sbranato, l’opera marcisce nella replica del gran finale e quattro cani mescolano i sudori del mondo che evapora e raggiunge il limbo alla sommità del quale il corpo ci si butta e il cervello va via, intontito, stordito, ingannato da trame d’organza sfilacciate nel correo delle curve fatali della storia e l’allentata corda di memoria sancisce il diverso canone per ciascuno e la rata scaduta dimentica il pensiero che s’allontana rapido dal sentiero per inoltrarsi ad alte quote dove il vento spira così fresco e libero.

 

L’arte alla sera rimescola le carte

 

Diversi i colori

Diversi i semi

Quattro “decolletè”

 

Il due di briscola, la dama da scartare..

 

Interrogativo

 

Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato...

Una scissione? Le due parti si allontanano?

Il fisico saluta il costruttore dei ricordi per poi

morire in un ventre di un’altra...?

Un’altra terra?

Un altro oceano?

Un cielo che occhi hanno visto in tramonti

più o meno sempre uguali?

L’interrogativo si sarebbe sciolto a breve,

il tempo necessario per approdare

alla nuova riva.

Stremato decisi di abbandonare il corpo e

di consegnarlo al suo carnefice, la mia pila,

IO, un giocattolo con la carica a esaurimento.

Da bambino giocavo al dottore...

Ora un dottore diverso mi guarda per l’ultima volta

Prima di lasciarmi morire...o vivere.

Ma...perchè vivere ancora se tutto è vissuto?

O...perchè morire se tutto è già morto?

La dolce morte (vita) accolse tra le sue braccia

Le due parti e il malato terminale potè morire

O vivere...

 

la musica di sottofondo è non so più di Biagio Antonacci - scarica il file zippato

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