El gato de' Rialto

- il gatto di Rialto -

Era soprannominato Jak Sballo, il ‘boss’ di uno dei sestrieri *(*sei quartieri) piu’ famosi di Venezia, un gattone nero dai lunghi baffi tirati all’insù. Aveva un rifugio impeccabile, quasi di lusso a confronto di quegli altri poveri sciagurati compagni di avventure. Bepi, il gondoliere, aveva costruito una casetta di legno che era quasi una suite, a Rialto, proprio vicino al celeberrimo Ponte.

Il nome americano era stato dato dalla nipote di nonna Lucia, che trovò il gattino appena nato dentro una borsa sdrucita, accanto alle spazzature, mentre era di ritorno dall’America dove si era recata un periodo per una borsa di studio.

La vecchietta ogni giorno si accertava che a Jak non mancasse proprio nulla. Dal supermercato piovevano provviste in gran quantità. Anche il macellaio si era affezionato a Jak.

Crocchette di pesce, di manzo, di cavallo, di verdure… acqua e coperta per il pavimento in legno. Insomma, dentro quella cuccia mancava solo la luce!

Tant’è vero che perfino Trillo un cane Lupo di grossa taglia, che bazzicava il luogo da poco tempo, esclamo’, mugugnando in accento veneto canesco: “Ostia, se go’ da rinasser a prossima volta, sarà ben che chieda de nasser gato!” (cavolo, se devo rinascere la prossima volta, sara’ bene chieda di rinascere gatto!)

Jak era talmente maldestro e divertente che un di’ nonna Lucia gli disse: “Ti xe’ uno SBALLO, cio’! Ti me fa morir dal ridar!” (Sei uno SBALLO. Mi fai morire dal ridere!) Da qui il secondo soprannome si affilo’ al nome Jak, e ne uscì: "Jak Sballo".

“Non male” Pensò fra se miagolando, attorcigliandosi attorno alla gamba della nonna che gli versava un po’ di pregiato salmone.

Ma la passione innata da buon gatto di strada era la caccia, e certo che a Venezia le prede non scarseggiavano, anzi era per cosi’ dire caccia grossa!

Si vedevano passare delle Pantegane* (*topi grandi) grosse come vacche (certo non quelle sacre dell' India), padrone delle calli e dei ponti, su e giu’ per tutta la citta’ di Venezia. A volte persino fra i turisti alcuni atterriti, alcuni divertiti come quasi fosse un aspetto caratteristico del luogo.

Jak si appostava come un licaone, e con passo da pantera sferrava poi l'agguato aggredendo la pantegana in modo quasi mortale.

Non esitava a banchettare con i suoi compagni di calle, mentre gia’ puntava la prossima preda, il piccione!

Non certo quello della pubblicita’ di Treni Italia, quello si e’ un vero ‘viaggiatore’, ha pure il biglietto pagato… e fa gli spot, per giunta!

"Beato lui, no cio’, quello e’ da rispettare, ha fregato tutti per davvero!"

Ma il vero visibilio l’aveva quando vedeva il pesce. Le lische, come nei cartoni animati, preferibilmente intere!!

Da sfoggiare con classe accanto alla micia di turno, eh si, perche’ Jak Sballo era un grande sciupagatte.

Si gellava i baffi e poi le portava tutte a sospirare al Ponte… dei Sospiri, mentre accartocciava la coda al collo di lei a mo' di sciarpa soft.

 

"Maaaaaoooo" Faceva accalorato, mentre sulla laguna a largo si specchiava un quarto di luna, e nelle osterie bevevano un quarto de' vin.

“Miiiiaaooo Jak, che amooooreee che sei miiiiaaaooo!!”, rispondeva con voce stridula la sciccosa gattona col fiocco rosso.

"Madame, questo rouge… s’intona con il tuo pelo, sei una micia da infarto, maramaoooo!” Rispondeva Jak, con tono acceso.

E i gatti attorno schiattavano d’invidia stropicciandosi i baffi con le zampe per la rabbia.

"Hey Tony, te ga’ visto el Jak con chi l’xe’ ‘nda’ fora stasera?”

Con voce mesta rispondeva un gatto smagrito e fiacco piu’ in la’: "Go' visto, go’ visto, ea Betty… se mi ‘ndaria fora con ‘na tipa cussi’… ghe faria non so che, te pol star sicuro!"

“Ma sta bon, sta bon, cossa ti ghe vol far, che non ti xe’ bon manco a ciappar un piccion da fermo!”

“Par far certe cose, credime, ghe vol 'e forse caro mio!!”

(Hey Tony, hai visto Jak con chi e’ andato fuori stasera? Ho visto, ho visto, la Betty… se io andassi fuori con una tipa cosi’ gli farei non so che, puoi stare sicuro!

Ma stai buono, stai buono, cosa gli vuoi fare, che non sei buono nemmeno a prendere un piccione da fermo! Per far certe cose, credimi, ci vuole forza caro mio!!).

 

Dopo qualche tempo Jak appariva privo di energie, dolente e svogliato, sicche’ nonna Lucia porto’ Jak dal veterinario.

Reumatismi, sentenzio’ il dottore mentre finiva la visita con il suo fonendoscopio.

"Povero Jak esclamo’ la Lucia, povera bestia, quanto male!"

Si rese necessario il trasferimento in terraferma a Mestre, lontano dal calligo* (*umidita’) veneziano, altrimenti sarebbe peggiorato irrimediabilmente e forse non avrebbe nemmeno piu’ camminato.

Giunse in una via laterale del Centro, certo non era Venezia anche se a solo 8 chilometri, ma almeno c’era meno umidita’.

Fece subito amicizia con i gatti randagi del posto, alcuni lo tenevano a distanza perche’ ritenevano venisse da un luogo snob, ma presto furono superate le prime titubanze e si consolido’ l’amicizia del gruppo. Che anzi si spartiva i bottini e gozzovigliava a destra e a manca, a volte saccheggiando i pasti degli altri gatti cittadini.

“I topastri sono piu’ piccoli qui, vabe’ pazienza mangero’ carne di piccione… e poi c’e’ Roberta che mi fa mangiare, la vecchia amica di nonna Lucia, pensa, si e’ traferita da qualche anno in terraferma, anche lei ha i ‘tra..umatismi’… no acc… i ‘treu…matismi’… ha ‘l’artosi’ alle ossssa, miiiiiiiaaaaaaaaaaaoooooo!!”

 

Ben presto, dopo pochi giorni si accorse improvviso che il suo colore aveva uno strano effetto sulla gente, specie quella in macchina… Chi inchiodava e velocemente faceva addirittura inversione di marcia… (ah, se ci fossero i vigili, un punto per ogni pelo che porto… ah ah)... chi si accostava al ciglio della strada per far passare un altro veicolo ignaro...

Ma anche quelli a piedi non si trattenevano dal fare strani scongiuri...

“Eh, scongiuri???? Ma perche’, ga da far i scongiuri, va ben che so un gatto venexian… ma ostia… ghe stago ben ben sora el stomego per comportarse cussi’, meooooo!!”

(Ma perche’ devono fare gli scongiuri, va bene che sono un gatto veneziano, ma cavoli, gli sto' per bene sopra lo stomaco per comportarsi cosi’)

“Un giorno, il massimo fu raggiunto quando un imbianchino perse l’equilibrio e, al primo scalino della scala posta sull’impalcatura attigua al palazzo, cadde di testa per evitare Jak, dentro il secchio di pittura verde…

Immaginate di che colore divenne Jak, quando l’imbianchino gli tiro’ la rimanenza del recipiente?!…

 

Una sera durante un raduno di gatti, di cui si parlava delle problematiche cittadine e degli scarsi alloggi per alcuni di loro, jak chiese del perché la gente lo evitasse accuratamente.

A Venezia non era abituato.

Gli scoppiarono tutti in faccia con una fragorosa risata, dicendo: “Ma come, Veneziano, non sai qua in terraferma il gatto nero PORTA SFIGA, e per quello fuggono, e si toccano quando ti vedono…!! AH AH AH AH

Jak, era un gatto ben educato e sensibile anche se i modi erano un po’ bruschi, sicché se ne dispiacque molto di quanto venne a conoscenza.

Prese talmente a cuore la cosa, che ora quando incrociava qualche persona cambiava lui direzione.

 

Un giorno, sovrappensiero e un po’ zoppicante, si apprestava a traversare il Corso, quando al sopraggiungere di una macchina indietreggiò improvviso quasi finendo sotto una macchina sull’altra corsia che lo schivò a malapena...

Fortuna, volle che un colombo sulla stessa strada, che beccava poche briciole sparse, creò confusione al conducente, che dovette fare una manovra piu’ ampia per evitarli entrambi.

Il conducente, dopo, si toccò ugualmente per la sventura scongiurata, e si lasciò andare a qualche epiteto per la paura, ma: il gatto era salvo, il piccione anche.

E guardacaso era proprio il Commendator Piccione… quello della pubblicità sul treno!!

A volte, i casi della vita…

 

Il gatto fu insignito di medaglia per aver salvato il colombo involontariamente da morte certa, che però aveva a sua volta salvato il gatto, che volontariamente aveva voluto non portare sfiga all’altra macchina, che si era salvata… assieme al conducente, che li aveva evitati per caso.

La sera ci fu una grande mangiata di pesce alla trattoria ‘I Due Cuochi’, venne nonna Lucia e la nipote, il macellaio, il gondoliere Bepi, i due conducenti 'miracolati' Sandro e Mario, e Roberta che aveva preso in accudimento Jak, con tutto il clan nuovo dei gatti di Mestre, qualche vecchia gatta morosa* (*fidanzata) e tutta l’affezionata teppa di Venezia.

E giacché tutto è bene quel che finisce bene, come spiegano molte storie a lieto fine, questo insegna a non disprezzare i gatti neri, anzi ad amarli, perché da morti portano ancora piu’ sfiga.

 

Ora Jak vive a casa di Roberta, e guarda anche la tv… Gatto Silvestro è il suo preferito…

Ah, dimenticavo… viene ogni tanto l’amico piccione a trovarlo… Si, perché voi non sapete ma sono diventati amici, per la pelle… Ora, dopo la convalescenza, riprenderà… gli spot per Treni Italia… e Jak, per la prima volta prenderà il treno… speriamo non ci siano reazioni… speriamo…

 

Dedicato agli animali, alle persone che li amano…

Scusate… ora, mentre leggete, vado a dare da mangiare a Jak…

 

Roberta Vasselli

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