Eugenio Montale

 

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EUGENIO MONTALE
 presentazione e recensione delle opere dell'artista

 

Conoscere Eugenio Montale

Fra i poeti contemporanei, Eugenio Montale, è certamente il mio preferito, anche se con ciò non voglio asserire che sia in senso assoluto il migliore, infatti moltissimi altri poeti sono considerati al suo livello o addirittura superiori.  Ciò non toglie che io lo ami profondamente e non a caso l'ho scelto per presentarvelo sotto la luce nella quale lo leggo e credo di comprenderlo.

Montale vede i suoi natali a Genova nel 1896 e ha la fortuna di vivere in quello splendido angolo di Liguria chiamato "Le Cinque Terre" e questo probabilmente lo rende più percettivo e creativo, anche se è forte in lui  il senso realistico, che la maggior parte dei critici vede come pessimismo e che io rifiuto, poiché credo di leggere al di là delle sue parole, di entrare nel suo animo profondamente lacerato dai conflitti che sente emergere intorno a lui e che lo accompagneranno per tutta la sua esistenza, facendo sì che mantenesse una lucidità invidiabile, critica e cinica forse, ma mai pessimistica.

Cito le raccolte: "Ossi di seppia"  1920/1927 - "Le Occasioni" 1928/1939 - "La bufera e altro" 1940/1954 -  "Satura" - 1962 - 1970, osservando le quali si può notare un periodo relativamente vuoto, come se avesse dovuto superare un blocco prima di tornare alla poesia.

Infatti per me la prima raccolta "Ossi di Seppia" e l'ultima "Satura", pur se molto differenti fra loro nelle forme del linguaggio, delle esperienze che l'uomo ha alle spalle e delle aspettative che la vita può riservargli, ne sono la sintesi, mentre gli altri mi sembrano più il frutto di una tecnica acquisita e manierata dall'esperienze letterale di giornalista, più che sentita nell'anima e nella carne.

 

da Ossi di Seppia

Godi se il vento ch'entra nel pomario

vi rimena l'ondata della vita:

qui dove affonda un morto

viluppo di memorie,

orto non era, ma reliquiario.

 

Il frullo che tu senti non è un volo,

ma il commuoversi dell'eterno grembo;

vedi che si trasforma questo lembo

di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall'erto muro.

 

Se procedi t'imbatti

tu forse nel fantasma che ti salva:

si compongono qui le storie, gli atti

scancellati pel gioco del futuro.

 

Cerca una maglia rotta nella rete

che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!

Va, per te l'ho pregato, - ora la sete

ti sarà lieve, meno acre la ruggine...

Ora sia il tuo passo

più cauto: a un tiro di sasso

di qui ti si prepara

una più rara scena.

 

La porta corrosa d'un tempietto

è rinchiusa per sempre.

Una grande luce è diffusa

sull'erbosa soglia.

 

E qui dove peste umane

non suoneranno, o fittizia doglia,

vigila steso al suolo un magro cane.

 

Mai più si muoverà

in quest'ora che s'indovina afosa.

 

Sopra il tetto s'affaccia

una nuvola grandiosa.

 

Si rivolge probabilmente a quella parte di sé, che è rappresentata dall'inconscio, ma come se parlasse con un altro lo consiglia, gli suggerisce l'atteggiamento da prendere e comunque gli lascia la possibilità di scoprire una via d'uscita, che lo aiuterà a vivere meglio.

 

Pochi come Montale hanno letto così profondamente nell'amore di un cane, che ha perso il padrone e gli resta solo il suo sentimento, il ricordo di quell'amore unico che lo ha legato in vita a un essere umano e per questo Montale chiede rispetto. 

 

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

perduto in mezzo a un polveroso prato.

 

Ah l'uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l'ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

 

Non chiederci la formula che mondi possa aprirti,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

 

Portami il girasole ch'io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

 

Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.

 

Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.

E' chiaro che Montale aveva ben chiaro i propri limiti umani, e senza falsi pudori li dichiara apertamente, con onestà intellettuale e morale.

Forse non aveva fede in dio, come molti sostengono, ma è certo che aveva fede nella forza della natura e delle energie trascendenti, che indirizzate sono in grado di produrre  veri miracoli, ai "quali aspirava collaborare.

 

La prossima poesia dimostra che Montale, forse non è questo un uomo che ha fede nel trascendente, semplicemente perché la sua fede non è "banale luogo comune" non è frutto di indottrinamento e di stereotipi creati dai dogmi inculcati a forza.  Montale è un uomo con il pensiero libero e lo esprime appieno e lo troviamo espresso proprio in quest'altra poesia, nella quale riesce, con parole razionali e tutte sue, a parlare di Maya, l'illusione degli indù, la duplicità universale e l'inganno terreno.  E secondo molti questo sarebbe inoltre un pessimista? Solo perché ha il coraggio di ammettere che l'uomo capisce sempre troppo tardi le verità nascoste, non significa che sia pessimista, ma soltanto realista e sincero. Montale non teme la verità, anzi l'adora e va alla sua ricerca.

 

 

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,

arida, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco.

 

Poi come su uno schermo, s'accamperanno di gitto,

alberi case colli per l'inganno consueto.

 Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto

tra gli alberi che non si voltano, col mio segreto.

 

 

Quando Montale era giovane, erano gli anni in cui l'Europa viveva grandi cambiamenti politici: regimi dittatoriali di ogni tipo si affacciavano all'orizzonte, le leggi diventavano restrittive e cariche di odi razziali che avrebbero sfociato nella seconda guerra mondiale e  nell'olocausto, non senza aver attraversato un ventennio di tragedie socio-economiche che non hanno risparmiato nessuno.  Montale aveva il dono  dell'intuizione, la sensibilità e l'intelligenza di presentire la tragedia intorno a lui, non l'amava, non la cercava, anzi suggerisce al fanciullo prudenza, gli consiglia di restare a riva, vicino alle siepi,  per salvarsi.  Il pessimista tende alla morte, non scappa da essa e non suggerisce agli altri di ripararsi, egli non vede salvezza, ma Montale nella salvezza umana e nella crescita che permette di uscire relativamente indenni dalla ingenuità infantile, sperava ancora.

 

 

Arremba su la strinata proda

le navi di cartone e dormi,

fanciulletto padrone: che non oda

tu i malevoli spiriti che veleggiano a stormi.

 

Nel chiuso dell'ortino svolacchia il gufo

e i fumacchi dei tetti sono pesi.

L'attimo che rovina l'opera lenta di mesi

giunge: ora incrina segreto, ora divelge in un buffo.

 

Viene lo spacco; forse senza strepito.

Chi ha edificato sente la sua condanna.

E' l'ora che si salva sola la barca in panna.

Amarra la tua flotta tra le siepi

 

 

The graphics on this set are © of Ultimate Designs, 2001-2003.