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GIUSEPPE UNGARETTI
 presentazione e recensione

delle opere dell'artista

 

Conoscere Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti è nato nel 1888 ad Alessandria d'Egitto, da famiglia umile di lavoratori, originari della Toscana, ma ha vissuto gli anni degli studi a Parigi, luogo in cui cominciò a dare sfogo alla sua natura artistico-letteraria, scoprendo i primi poeti da lui amati: Leopardi, Baudelaire, Mallarmé e Nietzsche.  Nel frattempo entra in contatto con Apollinaire e alcuni fra i maggiori esponenti dei movimenti critici di avanguardia: Picasso, Braque, Léger, De Chirico, Modigliani, ecc..

Dal 1914 si trasferisce a Milano e conosce Carlo Carrà, poi allo scoppio del primo conflitto mondiale, vi prende parte sul fronte italiano, come soldato semplice viene mandato a difendere il Carso, fino a quando nella primavera del 1918 il suo reggimento viene trasferito in Francia, sul fronte della Champagne.

Sempre in Francia, a Parigi, si stabilisce alla fine del conflitto e inizia una serie di collaborazioni e pubblicazioni di opere letterarie per conto di editori italiani.  Qui si sposa ed infine nel 1921 si trasferisce a Roma, diventando inviato speciale di alcuni quotidiani, che lo riportano in Egitto, Corsica, Olanda e varie regioni italiane, fino a quando (dal 1936 al 1942) diviene docente di cattedra per la letteratura italiana, a San Paolo del Brasile.

Al rientro in patria viene eletto "Accademico d'Italia"  e l'Editore Mondadori inizia la pubblicazione delle sue opere.

Nel 1958 assume il ruolo di docente di cattedra presso l'Università di Roma.  Infine la sua vita si conclude a Milano nel 1970; dopodiché la Mondadori Editore gli dedica una raccolta completa delle sue opere pubblicata con il titolo di "Vita d'un uomo".

 

Dal punto di vista letterario Ungaretti è stato e resta certamente uno dei più grandi poeti contemporanei, la cui catalogazione non è facile.  Molti lo hanno definito : crepuscolare, ironista, futurista, impressionista, ermetico.  Ciò che è assolutamente certo è che Ungaretti  non si è mai adeguato agli schemi, ne' per conformismo, ne' per interesse, non indulge ai manierismi, ma recita e  trasmette solo ciò che gli viene dai moti dell'anima, concentrando su se stesso la propria dinamica poetica, indifferente, almeno all'apparenza, a ciò che gli altri possono essere in grado di pensare.

Per me resta un enigma a cui forse non è necessario dare una spiegazione, perché il suo fascino più oscuro e più evidente sta proprio qui, nell'arcano mistero che trasmette, come nella Sfinge Egizia, terra con cui ha avuto un legame e da cui ha attinto certamente gran parte delle sue espressioni che non sono mai diventate completamente europee e non sono più nemmeno magrebine, quindi preferisco leggerlo nella sua ermeticità di fondo. Così ve lo propongo senza aggiungere parole inutili, ma scegliendo per voi opere nelle quali ho trovato lo splendore della sua anima.

 

Eterno

Tra un fiore colto e l'altro donato

l'inesprimibile nulla.

 

Tappeto

Ogni colore si espande e si adagia

negli altri colori.

Per essere più solo se lo guardi.

 

Agonia

Morire come le allodole assetate

sul miraggio.

O come la quaglia

passato il mare

nei primi cespugli

perché di volare

non ha più voglia.

Ma non vivere di lamento

come un cardellino accecato.

 

Ricordo d'Africa

Il sole rapisce la città.

Non si vede più.

Neanche le tombe resistono molto.

 

Il porto sepolto

Vi arriva il poeta

e poi torna alla luce con i suoi canti

e li disperde.

Di questa poesia

mi resta

quel nulla

d'inesauribile segreto.

Sono una creatura

Come questa pietra

del S. Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata.

Come questa pietra

è il mio pianto

che non si vede.

La morte

si sconta

vivendo.

 

San Martino del Carso

Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro.

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto.

Ma nel cuore

nessuna croce manca.

E' il mio cuore

il paese più straziato.

 

 

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