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Rabindranath Tagore

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 







  

 

RABINDRANATH TAGORE
 presentazione e recensione delle sue opere

Conoscere Rabindranath Tagone

 

Il poeta presentato in questo pagina, non è italiano e nemmeno europeo, ma di origine orientale,  il suo nome svela la sua nazionalità indiana.  E' considerato un grandissimo letterato, al punto che nel 1913, nel pieno della sua maturità artistica, l'Europa e il mondo intero gli riconoscono tale valore,  conferendogli il premio "Nobel" per la letteratura, in seguito a due delle sue più prestigiose opere: Gitaniali e Sadhana

Infatti sto parlando di un grande poeta, tenuto in grandissimo conto e conosciuto a livello mondiale, attraverso le numerose pubblicazioni realizzate in moltissime lingue  e paesi. Il suo nome è "Rabindranath Tagore", nato appunto a Calcutta nel 1861.  Le sue origini sono nobili, ma la sua formazione culturale subisce l'influenza del colonialismo inglese e contemporaneamente della resistenza indiana, che sugli insegnamenti del Mahatma (Mohandas Karamchand Gandhi),   si esprime permeata di una profonda spiritualità, senza far ricorso alla violenza, ma limitando il proprio intervento ad una passiva disobbedienza civile.

Per questo motivo R.Tagore non si è fatto conoscere e apprezzare soltanto per la letteratura, egli ha espresso il suo talento in campo pedagogico, filosofico e politico, diventando un fiero difensore dell'indipendenza indiana, rendendosi parte attiva del movimento nazionalistico "Congresso Nazionale Indiano" adoperandosi a diffondere un clima culturale favorevole al movimento che ha in Gandhi e Nehru le figure più rappresentative, anche se con Gandhi ha dei contrasti sulla tendenza nazionalistica di questi, che di fatto contrasta con la sua visione internazionalistica del mondo.

Si ritira dalla scena politica, senza interferire con il movimento di massa che ormai si sta diffondendo in tutte le classi indiane e si dedica con maggior impegno all'attività culturale e pedagogica, che gli frutterà i più importanti riconoscimenti.  Intensificherà anche i suoi viaggi in tutti i Continenti, ove verrà richiesta la sua presenza, che si concluderà sempre con un'accoglienza trionfale, e grazie alle sue capacità indiscusse otterrà la Presidenza del Congresso Filosofico delle Indie.

Ciononostante manterrà con Gandhi un rapporto prezioso che gli consentirà di visitarlo in carcere, quando questi si sottoponeva a un digiuno così intenso da mettere in pericolo la sua vita, farà da mediatore con il Governo inglese, ottenendo da quest'ultimo un compromesso che farà interrompere a Gandhi tale pratica.

 

 

Poeta sensibile ha scritto molte poesie d'amore, non semplicemente rivolte alla donna dei suoi sogni, ma a quell'amore senza confini che potremmo definire "universale", carico di suggestioni e di spiritualità intensa ma priva di estremismi religiosi, quasi laica o più semplicemente realistica, fra le quali ho scelto per voi:

 

 

 

Tocco d'amore

 

O mondo

finchè io

non ti ho amato

la tua luce

di ricerca in ricerca

non trovò tutto  il suo tesoro:

l'intero universo

nel vuoto degli spazi

ha atteso

con la luce nella mano.

 

Il mio amore venne dal canto

bisbigliò all'orecchio

e ti cinse il collo con la sua collana.

Sorridente con occhio estasiato

quello che ti ha dato in segreto

nel segreto del tuo cuore

resterà fisso in eterno

in mezzo alla corona delle stelle.

 

Vita e morte

Io ho amato questa terra:

di crogiuolo in crogiuolo,

di difficoltà in difficoltà

ho legato ad essa la mia vita.

la luce e le tenebre

dell'aurora e del tramonto

andarono navigando nel mio spirito.

Infine

la mia vita e la mia terra

divennero una cosa sola.

Ho amato la luce della terra

per questo amo la vita.

 

Tuttavia conosco la realtà:

bisogna morire!

Un giorno le mie parole

non avranno più suono,

il mio occhio non cercherà più dentro la luce,

il mio cuore non batterà più

al richiamo ardente dell'aurora,

la notte più non sussurrerà al mio orecchio

misteriose parole.

Dopo il mio ultimo sguardo,

dopo le mie estreme parole

bisognerà andare.

Quando è reale

la necessità di restare

tanto è reale

la necessità di andare.

In tutto questo c'è unione:

altrimenti l'universo per tanto tempo

non avrebbe sopportato,

sorridente, tale inganno crudele:

in questo tempo la sua luce

come fiore colpito dal verme

sarebbe diventata tenebre.

Falsa religione

 

Quelli che in nome della fede abbracciano l'illusione

Uccidono e vengono uccisi.

Persino l'ateo ottiene le benedizioni di Dio.

Non vantarti di questa religione;

Con venerazione egli accende la lampada della ragione

E rende il Suo omaggio non alle scritture

Ma a quanto di buono vi è nell'uomo.

 

Il settario insulta la propria religione

Quando uccide un uomo di altra fede:

Egli non giudica la condotta alla luce della ragione;

Nel tempio innalza il vessillo macchiato di sangue

E  adora il demonio in nome di Dio.

 

Tutto questo attraverso le Ere è vergognoso e barbaro

Ha trovato rifugio nei loro templi.

Quelli che si trasformano in prigioni.

Ho udito il suono di tromba della Distruzione!

Giunge con la sua grande scopa il tempo

Per spazzare via ogni rifiuto.

 

Quanto potrebbe rendere libero l'uomo

Essi trasformano in cenere;

Quanto potrebbe unire

Essi trasformano in spada;

Quanto potrebbe portare amore

Dalla sorgente dell'Eterno,

Essi trasformano in prigione

E con loro marosi inondano il mondo.

Tentano di attraversare il fiume

In un naviglio crivellato di buchi;

E nella loro angoscia, ora chi biasimano?

 

O Signore, spezzando la falsa religione,

Salva il cieco!

Frantuma, oh frantuma l'altare inondato di sangue.

Lascia che il tuono penetri

Nel carcere della falsa religione

E porta a questa infelice terra

La luce della Conoscenza.

 

 

In altri sonetti non si cura di nascondere un rimprovero rivolto verso il creatore, privi di rabbia o rancore,  ma si pone nella condizione del buon padre che contesta alcuni dei comportamenti del proprio figliolo:

 

Dare-avere

Agli uccelli hai dato il canto,

ed essi solo cantano.

A me hai dato la voce e faccio di più,

io ti offro un canto.

 

Hai creato l'aria libera,

senza vincoli è tua docile serva.

E me hai caricato di fardelli

sotto il cui peso cammino per la via

a volte curvo a volte dritto:

di loro mi libero ad uno ad uno

di morte in morte

e a mani vuote mi porto ai tuoi piedi

libero nel tuo servizio

nella libertà mi sciolgo

dai legami che Tu mi hai dato.

 

Hai dato il sorriso alla luna piena;

hai versato infinite bellezze

di sogni sulla terra

che generose versano manna

a piene mani.

Sulla mia fronte scottante hai messo dolore:

io lavo e rilavo con le lacrime;

tramutato in gioia

lo riporto con le mie mani

alla fine del giorno,

alla notte dell'unione.

 

Tu hai preparato solo un mondo di fango

unendo la luce alle tenebre.

Qui mi hai lasciato a mani vuote

e lontano da questo vuoto,

nascosto hai sorriso e sorridi.

Mi hai dato la responsabilità

di preparare il tuo paradiso.

 

Tu doni a tutti,

solo a me Tu domandi.

Sorridente Tu scendi dal trono

e prendi in seno

ciò che ti posso dare nell'amore.

Nelle tue mani ricevi

più di quello

che Tu mi hai donato.

 

Tra  il 1928 e il 1941 Tagore mostra con successo un altro degli aspetti della sua natura artistica e della sua ricca personalità, infatti espone opere pittoriche, sia in Europa che negli Stati Uniti, producendo fra disegni e dipinti, circa 2400 opere di notevole valore artistico.

Nei pochi mesi che precedono la sua morte l'Università di Oxford conferisce a Tagore la laurea ad honorem, nel frattempo incontra nuovamente Gandhi e gli affida la sua Istituzione, perché la preservi e la presieda dopo la sua morte. 

Fra i tanti successi e riconoscimenti raccolti,   purtroppo non avrà la gioia di partecipare all'evento, forse il più importante fra tutti, che  si compirà nel 1947, con il raggiungimento dell'indipendenza, poiché il suo destino terreno si concluderà prima di tale evento, che lo porterà ad attraversare lo Stige traghettandolo nell'al di là.

 

Fra le sue liriche, ho scelto di presentarvi questa, senza titolo, dalla quale è possibile capire quale fine pensatore e in quale profondità meditativa Tagore riusciva ad inoltrarsi, senza cadere nello scontato o nel retorico:

 

L'incenso si strugge per dissolversi in profumo,

Il profumo per aderire all'incenso,

La melodia cerca di incatenarsi nel ritmo,

Mentre il ritmo torna fluendo alla melodia.

L'idea cerca il suo corpo nella forma,

La forma cerca la sua libertà nell'idea.

L.infinito cerca il tocco del finito,

Il finito la sua liberazione nell'infinito.

Quale dramma è questo tra creazione e distruzione.

Questa perenne vicenda tra idea e forma?

La servitù lotta per raggiungere la libertà,

E la libertà cerca riposo nella servitù.

 

 

Concludo con alcune parti degli splendidi sonetti tratti dalla sua opera più importante, dal titolo "Gitaniali", che vi consiglio di aggiungere alla vostra biblioteca.

 

 

Dal sonetto XI

Smettila di cantare i tuoi inni

di recitare le tue orazioni!

Chi adori in quest'angolo buio

e solitario d'un tempio

le cui porte sono tutte chiuse?

Apri i tuoi occhi e guarda:

non è qui il tuo Dio.

 

E' là dove l'aratore

ara la dura terra,

Dove lo spaccapietre

lavora alla strada.

E' con loro nel sole e nella pioggia,

la sua veste è coperta di polvere.

Levati il manto sacro

E scendi con lui nella polvere…………………………

 

Dal sonetto XVII

Attendo soltanto l'amore

per abbandonarmi alfine

nelle sue mani.

Per questo è così tardi

e mi sono macchiato

di tante colpe e omissioni.

 

Vengono con le loro leggi

e i loro codici a legarmi

ma io sempre li eludo;

perché attendo soltanto l'amore

per abbandonarmi alfine

nelle sue mani……………......

 

 

Dal sonetto XX

Il giorno in cui il loto fiorì

ahimè la mia mente vagava distratta

e non me ne accorsi.

Vuoto rimase il mio canestro,

il fiore rimase negletto.

 

Solo, di tanto in tanto,

scendeva in me la tristezza

dal sonno mi destavo all'improvviso

e sentivo la dolce traccia d'una strana

fragranza del vento del sud…….……………………………

                           

 

Dal sonetto XXVIII

 

Sono come avvolto in un sudario

di polvere e morte - lo detesto

eppure lo abbraccio con amore.

 

I miei debiti sono numerosi

gravi sono le mie colpe,

la mia onta segreta è pesante -

ma quando vengo a chiedere il mio bene

tremo di paura al pensiero

che la mia preghiera sia esaudita.

 

 

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